Capitolo 7.1

C’è un protocollo da seguire per gli interrogatori, procedure che vengono insegnate ai corsi base dell’accademia, non esattamente dei nice-to-have, roba che va fatta o ti può mettere seriamente nei guai, compromettere un’indagine, compromettere una carriera. La legge è meno indulgente di quanto si possa pensare verso certi errori. Un interrogatorio è materiale probatorio. Non serve che emerga una confessione, bastano dei dettagli, anche invisibili, come un’esitazione, un’incertezza linguistica, perfino un colpo di tosse, tutto può essere utile alla risoluzione di un caso, tutto può venire riesumato mesi o anni più tardi per un ricorso, per la riapertura di un altro caso. Poi c’è l’improvvisazione, certo, ma i paletti sono chiari e invalicabili. Un colpevole può farla franca con una denuncia per abuso, condotta illecita, negligenza, violenza istituzionale. E Descaves su questo è più tedesco dei tedeschi. Una carriera rapida alle spalle, guadagnata per l’assoluto rigore e osservanza del codice penale e disciplinare. Descaves è sempre stato confortato dall’idea di fare un mestiere che segue binari sicuri, che tutelano la corretta amministrazione del suo operato. E ha sempre saputo che il colore della sua pelle gli impone un rigore doppio: che a lui, in nessun caso, verrebbero consentiti sconti o seconde possibilità. Né in Germania, né in Francia, né altrove. 
Eppure.
Eppure questa mattina non c'è un singolo codice che stia osservando. Nemmeno uno. La telecamera spenta fissa il vuoto dal soffitto. Nessun collega a fargli da secondo e da testimone. Non la notifica dei diritti, mai pronunciata, né il modulo per la richiesta di un avvocato rimasto bianco sul tavolo. Sta ascoltando la testimonianza di un pazzo (ma è poi davvero pazzo?) da solo, al buio delle procedure, in una stanza che per la legge non esiste. E per la prima volta in vita sua, non se ne sta curando. Perché? Perché nulla, a partire dall’interrogato, dal suo modo di parlare, dal modo in cui è vestito, dal lessico che usa, da quello sguardo buono e rassicurante, dall’assurdità delle circostanze che li hanno condotti in quella stanza, nulla ha imposto alla sua mente di affrontare con razionalità questa situazione. E quando se ne renderà conto sarà troppo tardi. Il cowboy parla, ma per Descaves è come se stesse sognando.

Il cowboy gli parla di un vento gelido che ha attraversato il suo ranch da est. Di giganti che spazzano via fattorie, di bestiame imbizzarrito, di una frontiera minacciata da forze malvagie. Spettri di ferro che sradicano i pali del telegrafo per intrecciare gabbie di filo spinato, nubi che calano dal cielo e spaccano in due la steppa. Gli racconta di una strana eclissi che inghiotte i pascoli, di un’ombra densa sollevata da zoccoli che affondano nel fango. Campane delle chiese e canti soffocati da cori metallici, rulli di tamburo che annunciano l'ordine della tomba.

Ho dovuto attirare la sua attenzione, sceriffo. Avete lasciato correre troppo a lungo. Un Cowboy ha dovuto fare il suo dovere e proteggere la brava gente della Frontiera. (prende una pausa) E questo è tutto.

Il commissario lo fissa ancora imbambolato, la tazza ormai gelida e ancora intonsa tra le mani. Trascorre un tempo infinito prima che riesca ad aprire bocca. 

(balbetta) Ma – voglio dire. Un cowboy confessa di avere rapito, drogato e appeso alla statua dell’Arnimplatz Sven Krüger? 
(come se fosse ovvio) Ha dovuto.
E la coppia ritrovata a Treptower Park?
Un cowboy confessa anche questo. I banditi si chiamano Tabea Weiss e Ronny Schulz. Molto pericolosi.
(Descaves si ricorda di avere un taccuino e prende in appunto i nomi) 
I due, insieme a Sven Krüger, fanno parte del “Freier Arbeitskreis Nord”. Gente che non piace a un cowboy.
(Descaves scrive, si alza di scatto, va alla porta e chiama un collega al quale passa l’appunto. torna a sedersi.) Continui.
Un Cowboy ha interrogato i tre nel suo ranch. Alla vecchia maniera. Dal primo niente, tipo tosto. Dai secondi sì. 
Alla vecchia maniera?
La migliore. (sorride malizioso) Gente molla, Sceriffo. Estremamente molla. (torna serio, si sporge sul tavolo e il commissario fa lo stesso di riflesso) Non era nei piani che Un Cowboy venisse nella stazione. Ma Weiss e Schulz gli hanno confessato un piano che lascia pochissimo tempo.
Un piano?
Non rimangono che una manciata di ore per fermare l’Arbeiterkreis. Ma Un Cowboy non può farlo da solo. E lo sceriffo non può farlo senza Un Cowboy.
Io – non capisco. La bomba fuori dal partito?
(Un Cowboy annuisce, incoraggiando Descaves a mettere insieme i pezzi) Depistaggio, Sceriffo. Un piccolo assaggio. Il botto deve ancora venire.
(suda freddo) E Un Cowboy può aiutarci?
Un cowboy deve aiutarvi.


(continua)
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Capitolo 6.4