Clarkson’s Farm S5

È davvero l’unica serie che, anno dopo anno, riesca a darmi una sensazione di ritorno in famiglia. Un calore, una sincerità, un’onestà che non sono più riuscito a trovare in altri prodotti. Dipende sicuramente dall’estrema semplicità del soggetto in primis, ma poi anche dalla grandiosità di Jeremy Clarkson. Così capace di coniugare dramma e commedia, addomesticando un cast autentico - sebbene raffazzonato - e dirigendolo in una sinfonia narrativa perfetta.

In breve, Jeremy Clarkson - famoso personaggio televisivo britannico e icona globale grazie al suo stile ironico e politicamente scorretto alla guida di storici programmi automobilistici come Top Gear e The Grand Tour - decide di prendere in gestione una grande fattoria nell'Oxfordshire pur essendo sprovvisto di qualsiasi nozione agricola. La chiave del concept risiede proprio nelle figure che lo accompagnano in questa avventura, diametralmente opposte a lui, con le quali affronta le imprevedibili sfide climatiche in primis, i fallimenti dei raccolti e le rigide normative burocratiche. L’exploit narrativo di Clarkson’s Farm culmina puntualmente in un clash culturale tra la cultura urbana e quella rurale.

Il successo internazionale di questa perla, i cui effetti speciali sono i miracoli della natura, mostra come le ambizioni bucoliche (accelerate durante la pandemia) della popolazione cittadina segnino la chiara necessità di una generazione intera di ritornare una vita - soltanto in apparenza - più semplice e autentica. Desiderio dal quale nemmeno io sono immune e che si manifesta in un interesse bizzarro, tra gli altri, per il funzionamento dei macchinari agricoli dei Clarkson. Perché il hook risiede proprio nell’immedesimazione con la sua ignoranza, con la sua inesperienza, con la sua ridicola goffaggine.

E così, stagione dopo stagione, sogniamo insieme a Jeremy e alla sua allegra combriccola, condividendone gioia e sconforto, passione e disperazione. Fino a questo ultimissimo appuntamento, il più sconfortante, toccante e profondo della serie.
I social come sempre devono poi rovinare tutto: la macchina perfetta da spoiler è riuscita a rovinarmi il momento clou del climax, impedendomi di lasciare che la reazione emotiva culminasse in modo organico assecondando la narrazione. Roba da lanciare il cellulare dalla finestra. Ma tant’è: per i seguaci della prim’ora di Clarkson’s Farm, la quinta stagione è un colpo al cuore e per ragioni che mi guarderò bene dal nominare.
Posso soltanto continuare a consigliare la serie a coloro che ancora non se la sono concessa. Quantomeno per godere dell’opportunità di guardare qualcosa di veramente diverso dal panorama omogeneo dello streaming attuale. Qualcosa con più cuore. O meglio: qualcosa che un cuore ce l’ha.

parole: 416

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