Come un cane

C’era qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui mi ha mostrato l’immagine della sua fidanzata. Una persona che conosco appena, con la quale abbiamo scambiato soltanto poche battute di lavoro, improvvisamente ha sentito l’urgenza di virare il discorso sulle donne. Con fare innocuo, come la sua persona, come la sua voce e i suoi modi mai affettati. Ma capisco subito che aveva già in mente di andare a parare lì. Col senno di poi credo che fosse lo scopo dell’intera conversazione. Mi chiede se sono impegnato soltanto per mettermi nella posizione di rivolgergli la stessa domanda: e tu? Aveva già la mano appoggiata sulla tasca dei jeans, dalla quale estrae fulmineo il cellulare. Eccola, mi dice. E non mi mostra soltanto una foto, ma un’intera galleria. Con lo steso orgoglio che manifestano certi genitori o i proprietari dei cani. Io non so cosa dire, mi esce un “carina”, ma quello, come ogni altro pensiero che mi attraversa la mente, è del tutto inopportuno. “Sì, è meravigliosa”, conclude con un sorriso e riponendo il telefono. Qualche istante di silenzio grava su di noi mentre mi fissa in attesa che io dica qualcosa. “Sì, davvero lo è,” concludo e mi alzo come per rientrare. Ho la sensazione che potrebbe implorarmi di rimanere ancora un istante con lui, ma chiaramente non lo fa. Mi sento a disagio e mi congedo, lui ricambia e sento che il suo sguardo mi accompagna mentre avanzo per il corridoio. Vorrei trovarla, correre da lei e prepararle io stesso le valigie. Potrei perfino nasconderla per un po’. Per alcuni minuti sono stato davvero preoccupato per le sorti di quella ragazza, prima di convincermi di essermi immaginato tutto. O forse no?

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