Cultura ovunque

C’era stato un periodo, durante il primo lockdown, quando i brand culturali si erano esibiti in una gara di solidarietà senza esclusione di colpi. Case editrici che regalavano l’intero catalogo digitale, piattaforme di streaming che distribuivano codici sconto fino al 90%, quotidiani e periodici gratuiti, siti di e-learning improvvisamente sprovvisti di firewall. La maggior parte di queste entità - non è un segreto - non erano finanziariamente in forma. Eppure nell’emergenza si era vista un’opportunità irripetibile. Dunque, giorno dopo giorno, alla staffetta aderivano davvero tutti i brand, tanto da non lasciare più spazio ai timidi: la scelta era illimitata e improvvisamente ci siamo trovati con più libri di quanti avremmo mai potuto leggere, più serie di quante avremmo mai potuto guardare, più podcast di quanti sia umanamente possibile ascoltare nell’arco di una vita. Ed era bellissimo. Eravamo sommersi di cultura ed era alla portata di tutti, perché eravamo tutti nella stessa situazione.
Quanto sarebbe bello rivivere quello spirito, anche soltanto per un giorno, senza che sia necessario arrivare a una pandemia globale?

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