Dove andiamo, Sīrat?

L’aspetto che più mi ha interessato di Sīrat é l’inquadramento di genere. Perché sì, è un film ben girato, dalla forte esperienzialità, ma ho stentato a più riprese a capire cosa stessi guardando.
E sembrerebbe che io non sia l’unico ad avere incontrato questo problema.
Google infatti dice: Thriller/Avventura
Wikipedia: Drammatico
IMDb: Dramma psicologico
Mubi, che non si espone come piattaforma, ma che raccoglie critiche tra gli utenti, a più riprese colleziona addirittura il termine “horror”.

Premesso che a me lo svolgimento é parso non poco una cagata - ma poi chi lo sa, con tutto questo popò di incensamento della critica - avrei preferito ragionare in termini di road movie, che più che un genere vero e proprio (a mio avviso lo é) viene spesso reputata una nicchia.

Genere o meno, quello che trovo interessante, é che i road movies generalmente non sono tragici. Anzi, cercano sempre una spensieratezza o comunque una poesia anche nel dramma. Penso a Il Responsabile Delle Risorse Umane o a Ogni Cosa É Illuminata, ma anche banalmente a Little Miss Sunshine o Paris, Texas (che Sīrat richiama per le spettacolari location desertiche).

Mi vengono in mente road movies dall’esito tragico, certo, come Easy Rider, Into The Wild e Il Sorpasso, ma che nel loro svolgimento tutto sono meno che tragici.
Infondo il leitmotiv del viaggio richiama per sua natura i temi di libertà e di scoperta.
Sīrat invece sembra farsi un po’ i fatti suoi e ricercare una tragedia continua, che in principio può sembrare pornografia del dolore, ma che poi scade in un susseguirsi di sciagure che a me - sarò matto - hanno perfino fatto sorridere per la loro grottesca gratuità e ricorrenza.

Ci ho trovato qualcosa di malinconico nell’appurare che, dal 2020 in poi, questo é credo il primo road movie che vedo prodotto. La sensazione é che dal lockdown in poi il viaggio abbia perso la sua tradizionale leggerezza. Coincidenza forse acuita dalle tensioni internazionali. É infatti il genere post-apocalittico il limite di demarcazione oltre il quale il road movie scade in tragedia: ci si muove per sopravvivere, non per scoprire.
E Sīrat pure questa braciolina ha ben pensato di buttarla sul fuoco, accennando a una Terza Guerra Mondiale da corollario, che tuttavia trova scarsa utilità nella pellicola.

Sīrat é chiaramente un road movie, ma del tutto atipico. Ci si sposta mossi da una scoperta angosciosa, ma senza scoprire nulla su sé stessi. Il viaggio qui sembra soltanto un veicolo che collega una sciagura all’altra, senza lasciare traccia di un cambiamento interiore, bensì soltanto una lunga scia di sangue. Che basti questo per un Premio della Critica a Cannes e una candidatura a Miglior Film Straniero agli Oscar? Forse sì, a pensarci bene.

Figuriamoci che manco ho capito come si scrive il titolo del film. Mubi usa l’accento circonflesso e Wikipedia il macron. Mi pare che abbiamo tutti le idee un po’ confuse. A partire da chi la prodotto e distribuito. Per inciso: Pedro Almodóvar.
Non sono proprio centoquindici minuti buttati al vento. L’impatto visivo e sonoro stordiscono per potenza. É che davvero non ho capito che tipo di viaggio Laxe avesse in mente. A giudicare dalle inclinazioni dei suoi protagonisti: lisergico.
Non per tutti, ecco.

parole: 534

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