Strangers In The Night
Puoi, per dire, berti un bicchiere di Falanghina, come in un qualsiasi bar di paese, poi con la testa leggera tornare a casa e cantare Strangers In The Night a volume sostenuto. E non solo non vieni giudicato. Non lo faresti se pensassi che ce ne fosse la possibilità. Di più. Siccome non c’è nulla di strano in un uomo che la sera canta Strangers In The Night con la testa leggera, qualcuno si unisce a te, aggiungendo i versi mancanti. Due sconosciuti, a due semafori diversi, aggiungono il loro pezzo di dolce solitudine alla tua, scambiando qualche nota e un sorriso, il tempo di un incrocio. Infondo è venerdì, abbiamo lavorato, abbiamo vissuto, tutti quanti. E ci sono canzoni che ci accomunano, che annullano per un istante la distanza di sicurezza che teniamo tra chi ci sfiora, persistendo nel nostro anonimato. É questa una delle piccole gioie, uno dei piccoli sollievi anche, del vivere in una città libera come questa. Non è molto forse? Non é nemmeno poco.
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