Faccia d’angelo
Mi sembra che, come spesso accade, si finisca per concentrarsi sull’aspetto sbagliato. La domanda infatti che i media pongono è questa: “L’angelo restaurato nella basilica di San Lorenzo in Lucina ritrae Giorgia Meloni?” Che é poi anche la domanda che mette più appetito sui social.(Parentesi: certo che la ritrae, è evidente).
La domanda che invece a me sorge spontanea é questa: é mai possibile (porca puttana) che il restauro di un affresco in una chiesa romana, tra via del Corso e via del Parlamento, sia stato affidato a Bruno Valentinetti, 83 anni e autodidatta? Che a sceglierlo sia stato il parroco della basilica, senza retribuzione, ma come gesto di riconoscimento per aver ospitato Valentinetti in sagrestia per due anni? Sarò strano io, ma mi sembra che la questione della Meloni sia soltanto un di cui.
L’unica testata a porre la questione in questa prospettiva é Artribune, che si interroga sul valore originale dell’opera: una crosta dell’Ottantacinque é degna di tutta questa attenzione? e suggerisce che probabilmente manco ricade sotto la responsabilità della Soprintendenza.
Onestamente continuo a non comprendere: il parroco non é il proprietario della chiesa; la chiesa si trova sul suolo italiano. Perché la scelta di affidare un restauro, non importa di che valore, ricade sotto l’insindacabile gusto e giudizio di monsignor Micheletti?
Perché in un Paese dove la burocrazia intasa qualsiasi tipo di processo che riguardi la pubblica amministrazione, quando si parla di Chiesa tutto diventa lecito?
A rendere tutto ancora più grottesco è il commento di Giorgia Meloni stessa, che commenta dai suoi social “No, decisamente non somiglio a un angelo 🤣”. E così anche la massima carica dello Stato la butta in vacca. Siamo a posto.
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