Farewell
Nel 2006 Ted Neeley va in scena con un “Farewell Tour” per celebrare la chiusura della sua carriera. Ha sessantadue anni e ne sono trascorsi trenta da quando Jesus Christ Superstar veniva proiettato per la prima volta nelle sale. Quello che doveva però essere un farewell, un addio, venne invece replicato per altri quattro anni, a fronte dell’incontrollabile domanda per quel sol sovracuto nel Gethsemane. Una nota che mescolò sacro e profano, reinventando per la prima volta il Nuovo Testamento.
Ma è proprio la versione live del 2006 a stupire per la sua forza esplosiva. Con un aspetto ben lontano da quello che offriva nel settantatré, così iconico e aderente all’età che le scritture gli attribuiscono, Neeley porta in scena un Cristo sessantenne, più simile al Padre che al Figlio. Eppure proprio per questa discrepanza, l’interpretazione assume nuovo significato (oltre che per quell’“addio” che sembra riguardare tanto l’attore quanto il personaggio cui dà vita).
Nel Gethsemane Cristo esprime al padre tutto il suo dolore e il dubbio umano riguardo al sacrificio imminente. Attraverso un salto vocale estremo e straziante, passa dalla rabbia alla rassegnazione, accettando infine la morte per compiere la volontà divina.
Why I should die?
Would I be more noticed than I ever was before?
Would the things I've said and done matter any more?
[…]
Can you show me now that I would not be killed in vain?
Show me just a little of your omnipresent brain
Show me there's a reason for your wanting me to die
You're far too keen on 'where' and 'how' and not so hot on 'why'
Alright, I'll die!
E sebbene il canto gospel ci abbia insegnato la libertà nell’interpretare i salmi, quell’urlo straziante di Neeley rimane la più onesta, la più incazzata, la più umana interpretazione di Gesù Cristo e del suo sacrificio che sia mai stata data in duemila anni di Storia. A maggior ragione dalla voce di un sessantenne. Che a morire non si è mai pronti, anzi.
Se un dio esiste, allora ha certamente accompagnato Ted Neeley in quella sua ultima tournée, estendendogli in via del tutto eccezionale la la gamma vocale per raggiungere i picchi di umano dolore che soltanto un figlio tradito può provare. Sbalordito nel trovarsi solo, abbandonato da tutti coloro che dicevano di amarlo, in una notte senza stelle a fare i conti con il suo destino.
parole: 319