Großputz
Quando abbiamo lasciato Oliver il primo giorno al nido, sono uscito scosso dai singhiozzi. Mi sembrava impossibile concepire di lasciare quel cosino alle cure di qualcuno che non fossero i suoi genitori, in un posto che non fosse casa sua. Già così presto, lontano da noi.
Da quel momento in poi nostro figlio avrebbe cominciato a vivere delle giornate di cui noi avremmo saputo poco, soltanto il minimo indispensabile. “Ha dormito? Ha mangiato?” domandavo andandolo a prendere. Ma che persona fosse, lontano da me, non mi era dato saperlo. Che giochi facesse, cosa dicesse, cosa scoprisse. Era felice? Gli mancavo? Soltanto da poco ha cominciato a spiegare, a raccontare delle sue giornate con più completezza.
E man mano che crescerà, sia nella sua mente, sia al di fuori, cresceranno spazi che mi saranno preclusi. È una tappa obbligatoria, ci passano tutti.
L’asilo, questo spazio di fiducia cieca, al quale affidi quanto hai di più caro al mondo, così piccolo e vulnerabile, sarebbe rimasto sempre un luogo insondabile per me, oltre le poche visite durante le riunioni dei genitori?
Siamo stati fortunati col nostro asilo. Non tutti possono vantare un’esperienza tanto serena, specialmente in una grande città. Si tratta di un luogo felice, di cura, dove i bambini sono ben seguiti da persone delle quali ci fidiamo sempre. La comunità dei genitori è portata a rimanere molto unita, trattandosi di un asilo bilingue anche i padri o le madri hanno un background di emigrazione, il che ci fornisce una solida base di scambio culturale ed emotivo.
Tra le iniziative per garantire questa unità, c’è il cosiddetto “Großputz”, ovvero la “Grande Pulizia”: semestralmente ci dividiamo i compiti e insieme passiamo un weekend a pulire a fondo l’asilo. Vetri, bagni, armadi, giocattoli (uno per uno), pavimenti. Poi ognuno si porta a casa un sacco di biancheria sporca e la lava.
Sono momenti estremamente gioiosi, in molti portano qualcosa da mangiare, altri il caffè, qualcuno le casse per la musica. E insieme si esplora quello spazio misterioso dove i nostri figli passano le giornate al riparo dai nostri occhi. Viviamo quell’ambiente annusandolo come animali in esplorazione, fin negli angoli, viaggiando con la mente a quando le nostre bimbe e i nostri bimbi hanno toccato quel gioco, dormito su quel materasso, pianto a quel tavolo, mangiato su quella sedia che ora, con attenzione e cura, stiamo pulendo tra una risata e uno scambio di aneddoti.
È un privilegio davvero condividere momenti come questi all’interno di una comunità che ti faccia sentire accolto, compreso, capito. E che proprio per questo scelga la cura come strumento principale per la lotta all’ignoto, la fiducia condivisa per far fronte ai timori di ognuno di noi.
Poi cosa combinano tutte quelle ore, lo sa il signore. Ma forse è meglio non saperlo.
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