La frontiera

Lo spirito della frontiera (o “mito”) é come viene definito l’approccio culturale endemico dell‘essere americano: individualista, indomito, autosufficiente e ottimista. Per tre secoli l‘espansione territoriale e la prevaricazione sulla natura hanno rappresentato la spinta identitaria di un popolo insaziabile, che sognava un dominio totale, del tutto fine a sé stesso, per la definizione dell’individuo.

Da quando hanno cominciato a sognarla, l’America, un continente intero non é mai stato grande abbastanza. La frontiera é rimasta sempre una linea invisibile da spingere ancora un poco più in là. Quando per esportare (la loro - labile - idea di) democrazia, quando per garantire (la loro - precarissima- percezione di) difesa. Una nazione fondata sulla paura, che non ha mai smesso di cercare nuove frontiere da conquistare, a qualsiasi costo. Perché soltanto costruendo un mondo a immagine e somiglianza degli Stati Uniti, gli Stati Uniti sarebbero riusciti a dormire sonni sereni. Un’utopia che non ha nulla da invidiare, in quanto a visionarietà, ai vituperati sognatori socialisti. Come si abbatte una mandria di bisonti per il gusto di lasciarli a marcire sotto il sole cocente, così gli americani continuano a gettare bombe senza un piano di sviluppo che qualcosa di migliore possa fa nascere dalle macerie.
Ci vuole un attimo di forza bruta per distruggere, non basta una vita intera per costruire.

Lo spirito della frontiera, in tutta la sua immoralità, continua a governare gli impulsi testosteronici di una potenza ormai in declino. L’ambizione di conquista li ha generati, l’ambizione di conquista li sta affossando. Intanto, sulla loro scia, soltanto il caos, soltanto un cimitero di promesse mai mantenute.


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