Il cuore è a posto

“Il cuore è a posto”, liquida voltando la pagina fitta di diagrammi.
Mi hanno attaccato per quattro ore a ogni sorta di macchina, alcune che non avevo mai visto prima. Mi bucavano ogni due minuti il lobo dell’orecchio mentre pedalavo attaccato a una dozzina di cavi come un vecchio decoder. Mi hanno spogliato e rivoltato come un calzino. Tutti giovanissimi, tutti gentili. Si son premurati di spiegarmi ogni passaggio nel dettaglio, a cosa serve questo, cosa succede adesso, cosa ci rivela questo dato. Senza mai darmi l’impressione di avere fretta, né che fossi un paziente tra tanti. Tutto per arrivare infine a quel verdetto, a quelle cinque parole tirate lì nel mucchio: “Il cuore è a posto”.
E non so perché mi abbia colpito tanto. Lo sapevo anche io che il cuore è a posto. Batte, fa quello che deve.
Ma arriva, questo cuore, da un lungo periodo di strapazzamento. E per quanto non avessi dubbi che non sarebbero state rilevate anomalie, quella frase mi ha quasi fatto piangere. Mi ha fatto pensare a molte cose, a molte situazioni. Ad alcune persone. Quell’agglomerato di impulsi elettrici, quel crocevia chimico che tiene insieme, da solo, tutta questa vita. E quanta ce n’è. “È a posto”. Sì Dottore, è a posto. Meno male. A volte mi sembra che faccia tutto lui. Che si sia fatto carico della baracca con un coraggio sovrumano. Ha messo a letto tutti e ha garantito: “Ci penso io”. A tratti la testa ha tirato le serrande, il corpo si è ritirato in automatismi trascinati. E intanto lui si è preso la responsabilità per tutti e ha fatto quello che c’era da fare.
Non ne soffre un cuore, di un ruolo tanto gravoso? Non meriterebbe di venire ringraziato?
Sì, se lo merita. Grazie cuore. Il Dottore dice che sei a posto. Io ti sento stanco, ma felice. Non mollare, che ne dobbiamo vedere delle belle.

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Sei carina