Nel tuo piatto

Timothée Chalamet ha dunque detto che di opera e balletto non frega niente a nessuno. Timothée Chalamet. Uno che ha appena fatto un film sul ping pong. Che potrà anche essere amato dalle pischelle della sua generazione, ma non è Marlon Brando, ecco.

Per uno che fa l’attore, al suo livello per giunta, si tratta ben più che di un’uscita infelice. Purtroppo é il segno di un tempo di bestialità assoluta, di superficialità dilagante.
Chalamet insieme a pochi altri, piuttosto che interpretare la medietà del suo pubblico, avrebbe l’opportunità di farsi portatore sano di cultura e di invertire i trend che la riguardano. Invece dunque di prendersi gioco del dramma dell’estinzione di opera e balletto, avrebbe la possibilità di dare un contributo sensibile al loro ripopolamento.

Niente da fare. Proprio lui, esponente privilegiatissimo di un’arte a sua volta in caduta libera, si concede il lusso di dileggiare un settore nobile come quello dell’opera che, nonostante l’avvento del cinema prima e dello streaming poi, ancora non demorde e riempie i teatri di tutto il mondo.

Fossi in Chalamet guarderei nel mio di piatto: non sono certo le arti performative dal vivo a venire minacciate dall’intelligenza artificiale.
E chissà se Marty Supreme verrà ancora proiettato in sala tra 400 anni.


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Il cuore è a posto