Il migliore dei mondi
Mi sono iscritto a quelli che furono i Democratici di Sinistra quando avevo tredici anni. La tessera del 2002 ancora la conservo come una sacra reliquia. È rossa, con un corsivo bianco che la occupa in tutta la sua lunghezza. Dice:
“La rinuncia al migliore dei mondi
Non è la rinuncia ad un mondo migliore.”
— Edgar Morin
Essendo figlio del privilegio, quella frase ha sempre avuto un grande impatto su di me. Sono cresciuto nel migliore dei mondi, in un ecosistema di abbondanza e di sicurezza economica.
In un certo senso lo è stata a lungo la nostra generazione. Quello in cui viviamo (con tutti i suoi limiti sempre più evidenti), è un mondo per molti versi migliore di quello di cinquanta anni fa.
Nonostante l’apparente semplicità, occorre tuttavia un grande pensatore per formulare un concetto tanto attuale. E ripensandoci, la scelta dei DS di usare questa frase come asse portante della campagna di tesseramento fu eccezionalmente puntuale. Sul piano internazionale il mondo arrivava dall’11 settembre, su quello interno, dall’estate di sangue del G8. Il 2002 era l’anno in cui il sistema occidentale dell’abbondanza realmente iniziava a scricchiolare. Non solo: il modello capitalista cominciava allora a mostrare i suoi più evidenti effetti sul nostro pianeta, dopo decenni di avvertimenti inascoltati.
Il migliore dei mondi, come é allora diventato evidente a molti, rappresentava dunque una nave da abbandonare, un modello da ripudiare. Che può far paura - lasciarsi alle spalle il comfort e la (apparente) sicurezza di un riparo sicuro, richiede determinazione e una buona conoscenza delle acque incerte in cui si naviga.
Ma ecco che il premio, ci dice Morin, è in vista e alla nostra portata: un mondo migliore. Non perfetto, ma migliore per tutti. Il suo è un invito a guardare oltre il privilegio, a non accontentarci di piccoli comfort individuali, ma a guardare a un bene più alto e universale. Un invito a rinunciare ai vantaggi dell’agio, per condividerne qualcosa in favore del benessere collettivo.
Non ho avuto gli strumenti intellettuali, né ho intrapreso gli studi necessari per leggere e comprendere i testi più complessi di Edgar Morin. Ma quella frase è stata per me una solida bussola per un quarto di secolo. Perché ho sempre pensato che un’idea alla quale aggrapparsi, serve sempre. Come cantava Tenco: “Appena s’alza il mare, gli uomini senza idee per primi vanno a fondo.”
Che mondo ha visto, Edgar Morin. Un uomo nato nel 1921. È quasi impossibile pensarci. Centoquattro anni. Di pensieri cui aggrapparsi, lui ne ha avuti più di uno. E questi salvagenti non li ha mai tenuti per sé, condividendoceli con inusitata generosità, per un domani migliore. Per tutti.
Salutiamolo con riconoscenza.
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