Il sindaco di Rebibbia

I diari dal carcere di Gianni Alemanno sono già di per sé patetici. La dice lunga quanto il tema del sovraffollamento dei penitenziari abbia risonanza nell’opinione pubblica, se necessita di simili testimonial. Ci mancava soltanto un podcast che ne glorificasse l’impegno. Non avevamo davvero altri modi per creare un briciolo di sensibilità introno allo scempio del nostro sistema carcerario? Non secondo Luca Bizzarri, figura politicamente promiscua, di certo a volte buffa, ma comunque non una voce autorevole a farsi portatore di certi discorsi. Non lo dico io: lo dimostra lui.

L’errore nel podcast di Bizzarri mi sembra principalmente di natura editoriale.
Specialmente nella prima puntata, l’interpretazione eccessiva di Bizzarri crea numerosi malintesi sulla natura del prodotto che si sta ascoltando. Trattandosi di un comico che da numerosi anni ci ha abituati al tono della sua ironia, trovarsi improvvisamente ad ascoltare un podcast di taglio giornalistico richiede più precisione nel posizionamento.
Soltanto in rari casi un comico si prova anche capace attore, pensiamo a Troisi, il Principe De Curtis, ma anche Paola Cortellesi oppure Gigi Proietti. Ecco, probabilmente Luca Bizzarri accarezza l’idea di appartenere tra i loro ranghi, ma con ogni evidenza si sbaglia. E così la sua interpretazione risulta farsesca, esagerata, fuori luogo, specialmente nel contesto del delicatissimo tema che l’autore si è proposto di trattare.
Ma l’errore non è suo, bensì dell’editore e della libertà di manovra che ha scelto di garantirgli.

Poi ci sono i contenuti. E anche su questo ci sarebbe da ridire.
Al di là del fatto che il podcast possa anche essere interessante, la fascinazione di Bizzarri per la figura di Gianni Alemanno risulta ambivalente: ne condanna con nettezza il trascorso fascista, ma ne ammira l’impegno corrente sul tema delle carceri. Bizzarri sembra giustificarsi con una posizione di stampo radicale: conta il tema, non il testimonial. Se lo dice lui. Però troppo spesso di Alemanno viene esaltata una certa umanità. E qui casca l’asino.
Che oggi l’ex sindaco di Roma scopra una sensibilità verso le condizioni nelle carceri fa naturalmente piacere a tutti. Epperò il recentissimo matrimonio con il partito del generale Vannacci ci ricorda quanto delle posizioni politiche sulla remigrazione male si sposino con tratti di umana generosità.
Lamentare il sovraffollamento nelle carceri italiane e al contempo proporre tolleranza zero sugli sbarchi e rimpatri forzati, sono posizioni che indicano con nettezza le vere ragioni dietro l’impegno radicaleggiante di Alemanno: in carcere c’è seduto, su un barcone no. Soltanto questo dovrebbe bastare a squalificare qualsiasi grammo di inchiostro che il camerata Alemanno abbia da versare in proposito di umanità.

L’approccio liberale mi è sempre risultato detestabile. Pannella avrebbe arruolato anche Goebbels se si fosse detto favorevole al divorzio. Penso anzi che è proprio quando le battaglie politiche hanno iniziato a reclutare leve attraverso l’arco istituzionale, che il reale valore di ciascuno schieramento ha iniziato a intorbidirsi. Io rimango della scuola tarantiniana: a me i nazisti piacciono quando sono riconoscibili. Apprezzo - si fa per dire - molto più un Almirante che invoca la pena di morte, rispetto a un Alemanno che parla di dignità umana.
Perché poi gira e rigira non bisogna mai lasciarsi ingannare, un fascista quella roba lì rimane. Oltre che dal puzzo, è sempre bene riconoscerlo per il suo ignobile pensiero. Checché ne dica Luca Bizzarri.

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