Patetico

Ho conosciuto un ragazzo, una volta, che era patetico. Un termine orrendo, me ne rendo conto, ma è anche l’unico davvero calzante per descrivere la sua condizione miserabile.
Tutto in lui era patetico: non era brutto, ma si sentiva bello e questa idea che aveva di sé stesso la ostentava con sicurezza; questo rendeva il suo aspetto irrimediabilmente patetico. Possedeva una cultura mediocre, sapeva abbastanza da non risultare un sempliciotto, ma nemmeno abbastanza da poter prendere credibilmente parte a discussioni più articolate; dunque anche i suoi pensieri risultavano patetici. Il suo modo di relazionarsi agli altri, in particolare le donne, era patetico: ne cercava le attenzioni in modo goffo, con piccoli inciampi nelle espressioni del viso, incertezze lessicali, e sudava perennemente al di sotto del naso, il che gli conferiva sempre un accenno di affanno.

Patetica era la disperazione con la quale cercava di apparire come non era; un latente e malcelato tormento nel perseguire un’immagine - uno standard quasi - irraggiungibile di sé. Sì, disperazione. Gliela potevo leggere negli occhi troppo ravvicinati e non mi sono mai sentito di giudicarlo per questo.
Era patetico perché meritava di meglio, lo sapeva lui ma lo sapevo anche io.
Patetico è non vedere rispettati i patti con la propria vita. E rammaricarsene, sotto gli occhi di tutti.

parole: 215

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