Il volto del male

Ho ignorato la cronaca nera una vita intera. L’efferatezza dei crimini mi è sempre interessata poco. Anche le mattanze più celebri, quelle mie contemporanee, mi sono scivolate addosso senza suscitare il minimo interesse. Erika e Omar, Cogne, Garlasco. Se ne parlava sempre, in ogni contesto, anche a casa, ma non ha mai colto il mio immaginario, forse per un rifiuto - al tempo - totale per la violenza.
Ho poi cominciato a seguire Indagini di Nazzi, e ho scoperto invece un universo affascinante, in cui le tragedie raccontano la società e i suoi mutamenti attraverso i decenni. Ho scoperto che la cronaca nera parla di noi. E mi sono appassionato.
Nazzi lo ascolto da anni facendo le pulizie, immancabilmente. Ma quando poi ho consumato sia Indagini, sia Altre Indagini, sono passato agli audiolibri (che poi riprendono in buona parte i podcast del Post). Arrivando anche a sentirmi un poco morboso.
Il volto del male, per quanto registrato da cani, è una buona raccolta. La selezione dei profili restituisce un mosaico storico e criminale vario abbastanza da raccontare un’Italia che, attraverso cento anni abbondanti, ha avuto figure che ne hanno saputo interpretare lo spirito con efferatezza. Nazzi riesce nell’impresa di raccontarli senza mai darne un giudizio ed è questo che credo mi affascini del suo modo di narrare. Accettare l’orrore senza negarne la matrice, ma senza neanche etichettare l’umano. Ci vuole fegato. E Nazzi ne ha da vendere.

parole: 237

Avanti
Avanti

All-in