In Darkness

Il Washington Post Jeff Bezos lo aveva pagato duecentocinquanta milioni di dollari. La metà del suo yacht. Ed è evidentemente il valore che ha per lui il giornalismo: un pezzo di barca. Coi soldi si crea, coi soldi si distrugge. E quando certe cifre rappresentano due spicci, non c’è limite ai danni che si possono arrecare alle democrazie.
In meno di due mesi il Post ha eliminato due tra le rubriche per le quali una grossa fetta di lettori comprava il Post: prima “Books” e poi “Sports”. Perché ragiona da imprenditore, Bezos: bisogna tagliare i costi. Ma non capisce una sverza di editoria, non conosce il suo pubblico, non ha la minima idea del valore dei contenuti che il suo giornale produce.
Come suggerisce David Remnick (direttore del New Yorker) in un incontro con Pablo Torre al podcast “Pablo Torre Finds Out”, Bezos si sta giocando la possibilità di passare alla storia esclusivamente come il fondatore di Amazon, e di venire ricordato invece come colui che ha affossato il Washington Post. Il giornale che smascherò il Watergate.

Per una mente italiana non è concepibile tagliare la sezione sportiva. È la grande differenza tra l’era Berlusconi e l’era Trump: abbiamo conosciuto un tempo in cui le reali ambizioni del potere si dovevano ancora mascherare. Distrarre per regnare. Il calcio è stata un’arma impareggiabile del ventennio berlusconiano. Berlusconi sapeva molto bene cosa volevano gli italiani: ridere. Trump invece non nasconde nulla, agisce secondo impulso e anche lui conosce molto bene i suoi elettori e sa cosa li governa: la paura. Lo sport rappresenta soltanto un’occasione per mettersi la mano sul cuore e cantare quella canzonaccia inascoltabile dello Star-Spangled Banner. Niente più.
Figuriamoci i libri. La cultura per l’America è sempre stata un ostacolo da superare.

Certi redditi sono immorali non soltanto sul piano dell’ingiustizia sociale, ma sono pericolosi per quello che possono comprare in tempi incerti come quello che stiamo vivendo. Il motto (melodrammatico) del Washington Post è “Democracy Dies In Darkness”. Che suona bene e tutto. Ma se il giornale lo compra un bastardo, rimane soltanto uno slogan. Niente più.

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