The Track

Ryan Sidhoo se l’è diretto, scritto e prodotto, questo piccolo regalo. Un film di formazione in tutto e per tutto classico per la struttura, che però nasconde un cuore grandissimo. Certi film non si fanno coi budget. Si fanno con un soggetto forte e con un quintale di cuore.

L’”olimpismo”, che poi abbiamo trascritto nel più comune “spirito olimpico”, rappresentava per de Coubertin uno strumento di educazione e pace tra i popoli. Una manciata di valori per unirci come comunità e per progredire come individui.
The Track (2026) mette in scena con straordinario equilibrio e grazia la dualità dell’olimpismo, tra lo sguardo alle macro-strutture che regolano il mondo e le sfide personali: l’Olimpiade come evento globale e, al contempo, come viaggio personale.
Per farlo Sidhoo si prende sei anni buoni di tempo, seguendo con pazienza (olimpica) la storia del team di slittino della Bosnia ed Herzegovina che si allena sulla pista di Trebević, sopra Sarajevo. Nient’altro che un residuo di quella che venne costruita in occasione dell’Olimpiade invernale del 1984, successivamente avamposto del fronte serbo durante il tragico assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995. Crivellata dai colpi di mortaio, ciò che negli anni che hanno seguito il conflitto ha impedito all’impianto di venire risucchiato dagli elementi, è la sola buona volontà di un uomo: Senad Omanović. Slittinista sotto la Jugoslavia di Tito, Omanović è poi passato ad allenare nel 1989 ed è a lui solo che la Bosnia ed Herzegovina deve una nazionale di slittino. A sue spese, senza stipendio né sostegno alcuno da parte dei vari governi bosniaci, Omanović ha trascorso ogni inverno a rattoppare la pista di Trebević, in ginocchio, malta e cazzuola, per prepararla alle sessioni di allenamento estive su ruota: l’unico utilizzo possibile senza fondi.
Ed è in questo scenario che la cinepresa di Sidhoo segue le storie di Mirza, Hamza e Zlatan, i tre giovani eroi di “The Track”, che sognano una vita a centoventi chilometri orari che li faccia scivolare lontano da un Paese che amano, ma che sembra non avere nulla in serbo per loro se non le macerie del suo tragico passato.

Un documentario imperfetto, che qua e là cade in ingenue trappole narrative, ma ben montato e con una storia talmente solida sulle spalle da farsi perdonare qualsiasi immaturità. Un viaggio nel cuore di un Paese ferito e della sua gioventù sospesa tra sogno e rassegnazione, tra ambizione e disincanto.
Un regalo davvero, da concedersi a conclusione di queste Olimpiadi minacciate da nuovi disequilibri globali, in cui la Storia incombe bieca, ma che dovrà fermarsi alla porta del giovane Mirza e del suo slittino. Almeno per ora.

È dolce potersi allontanare dalle Olimpiadi del medagliere, dalle competizioni dei record, per addentrarsi nelle imprese dell’underdog, dell’outsider, che in una manciata di secondi, sparato come un razzo lungo un angusto corridoio ghiacciato, si gioca tutti i suoi sogni, insieme a quelli di riscatto della sua famiglia e del suo Paese.


parole: 489
[per noleggiare il film: https://kinema.com/films/the-track-2hydrd]

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