Ossessione
Non conoscevo Samurai Jay e non avrei voluto conoscerlo. Ma tant’è. È accaduto e non si torna indietro. Per questo, dopo avere ascoltato la sua triste “Ossessione”, l’algoritmo mi ha pilotato addosso al video ufficiale. E almeno - almeno! - qualcosa di buono ne possiamo cavare fuori.
Perché al netto della brutta canzone, al netto di Belén (ancora?), trovo curioso che un classe Novantotto spolveri così, d’emblée, un tributo cinematografico tutt’altro che scontato.
In maniera del tutto esplicita infatti, il video riprende passo passo i momenti più salienti di “Dall’alba al tramonto”, cult di Robert Rodriguez del 1996. Rodriguez che è considerato un regista della corrente pulp ed è dunque diretto pupillo di Quentin Tarantino, impiega proprio quest’ultimo al fianco di un frangettato Clooney (oltre che come sceneggiatore) in un action-horror che è un tripudio festante di splatter destinato a lasciare un segno indelebile nel suo tempo e nel suo genere.
Dubitando che potesse essere tutta farina del sacco del signor Samurai, ho esplorato la videografia del regista Fabrizio Conte, che vanta un portfolio di tutto rispetto sulla scena italiana, con collaborazioni che spaziano da Jovanotti a Gabbani, da Fabri Fibra a Elodie. Spulciando qua e là si possono recuperare le tracce di un gusto (anche generazionale) del regista, in particolare nel recente video realizzato per Gué Pequeno e la sua “Meravigliosa” (2025). Questo infatti gioca già con un gusto uglicious a cavallo tra James Bond e Kill Bill Vol. 2 con computer grafica di fine anni Novanta. Il lavoro fatto per “Ossessione” sembra essere la naturale conseguenza di un percorso che arriva da lontano.
Insomma, Samurai Jay non è George Clooney, Belén non è Salma Hayek, Fabrizio Conte non è Tarantino e Sanremo non è i Grammy. Bon. Ma nella desolazione del Grande Nulla, diciamo, si apprezza lo sforzo. Almeno quello.
parole: 302