In incognito

Sono rimasto qualche secondo sommerso sotto un centinaio di palline opache di polietilene. Una sensazione curiosa davvero, quella di sprofondare, di scomparire, e di riuscire comunque a respirare, confortevole nell’oblio.

Non avessi sentito una leggera vibrazione di inquietudine nella voce di mio figlio, che non mi vedeva più riaffiorare in superficie, penso che sarei potuto rimanere lì sotto anche una mezzoretta.

Io oltre ai bambini, penserei a delle vasche per soli adulti. Una catena di bar dove, durante la settimana, in orario lavorativo, puoi immergerti in una vasca di palline di polietilene per venti minuti.

Io manco ci son rimasto cinque secondi, là sotto, e ne sono uscito ritemprato. Figurarsi.

La necessità di diventare invisibili, anche per poco, seppure presenti nel mondo, in un contesto sociale: sentire gli altri, senza tuttavia essere visti. Continuare a esistere. In incognito.

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Tanto tanto tanto pesto