Issatsu, Isshitsu
I giapponesi fanno sempre un po’ come gli pare. E come tutti quelli che fanno di testa loro, va a finire che imbroccano delle idee niente male. Nel loro tunnel minimalista, pulito, ordinato, maniacale anche, se ne vengono fuori con delle robe di una semplicità disarmante che, per questo lato di mondo caotico e ben più caciarone, risultano del tutto aliene.
È il caso della libreria Morioka Shoten a Tokyo, composta di una sola stanza e che vende un solo libro ogni settimana.
Un solo titolo con un numero ristretto di copie ogni lunedì. Il fondatore, Yoshiyuki Morioka, ha voluto eliminare l'ansia della scelta e il sovraccarico informativo dell'era digitale. Ogni settimana il negozio si trasforma completamente per dare vita alla singola opera selezionata: le pareti spoglie della stanza ospitano mostre d'arte, fotografie, oggetti o elementi botanici direttamente ispirati ai temi o ai capitoli del libro. Spesso gli autori o gli editori sono presenti fisicamente in negozio, permettendo ai lettori di dialogare direttamente con chi ha creato l'opera.
A coronamento del suo format unico (mi vien da dire, non conoscendo altri casi simili), Morioka ha affidato il branding della libreria allo studio Takram, che si è portato a casa anche un Pencil del D&AD Award, tanto per gradire. Sempre asciutto e minimalista, Takram ha dato vita a un sistema visivo che integra a nome e indirizzo uno slogan che non fa una grinza: “Issatsu, Isshitsu”, ovvero: “Una sola stanza, un solo libro” - che però in giapponese suona una bomba.
Il negozio si trova al piano terra del suggestivo Suzuki Building (costruito nel 1929), uno dei pochissimi edifici storici in stile Art Déco sopravvissuti ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale a Tokyo.
Insomma, dalla A alla Z Morioka Shoten sembra una figata senza limiti. Intelligente e di buon gusto, combina una semplicissima intuizione di marketing allo stile di vita e culturale del territorio in cui si radica, con coerenza e grazia.
Son quelle cose per le quali in un nano secondo mi trovo su Skyscanner a guardare i voli. Poi non ci vado in Giappone eh, manco se mi pagano. Ma l’istinto è quello. Perché davvero temo che a volte bisognerebbe farsi quattordici ore di volo per vedere qualcosa di davvero nuovo e spolverarsi il cervello.
Ebbravo Yoshiyuki. Te possino.
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