L’Italia sulla Luna

È buffo come, pur non capendoci un’acca, certe notizie siano in grado di emozionarmi. Che Luca Parmitano sia stato annunciato prossimo pilota della missione Artemis III, ha fatto scorrere un brivido lungo la schiena al Paese. Non abbiamo idea di cosa farà, manco dopo che ce l’hanno spiegato, ma il verso di De Gregori riecheggia nel nostro immaginario: “Viva l'Italia, l'Italia che lavora / L'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora / L'Italia metà dovere e metà fortuna / Viva l'Italia, l'Italia sulla Luna.”

L’Italia sulla Luna per ora - almeno questo ci è dato capirlo con certezza- non ci va. Ma c’è qualcosa di magico nell’immaginare un concittadino, figlio non meno di noi dello stesso scalcagnato Paese, nello Spazio.

Sembra quasi una battuta quella di Parmitano, quando ringrazia il sistema educativo italiano: “la mia piattaforma”. Sembra, invece è afflato di amor patrio, vero, sincero, di chi non dimentica da dove viene, di chi - di mezzo a una dedizione che è precluso comprendere ai più tra noi - opera con gratitudine e prospettiva. La prospettiva di chi ha potuto toccare con mano, insieme ad altri pochissimi geniacci, le reali dimensioni delle nostre aspirazioni, contemplandole dal cosmo. La prospettiva di chi l’Italia l’ha vista dall’alto, da lontanissimo, e sa quanto sia incredibile il nostro potenziale, nonostante gli infiniti limiti.

L’Italia sulla Luna è un’immagine poetica eppure fin troppo concreta. Che di mezzo a qualche milione di minchioni - sa il signore come - siamo ancora e sempre in grado di spingere nel mondo esseri umani meravigliosi. Che ci sembra non meritare, ma che ci meritiamo eccome. Ne abbiamo bisogno quanto l’aria. Per rimettere le cose in prospettiva e ricordarci che, se solo lo vogliamo, nulla ci è precluso, nemmeno la Luna.

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Rafa