Jeffrey Ebbasta

Io non sopporto più di sentir parlare di Jeffrey Epstein. Lo trovo un tema di una pigrizia intellettuale esasperante.
Mentre assistiamo allo smantellamento dello status quo geopolitico globale, una frangia di progressisti (e non) si ostina ancora, ogni giorno, ad assillarci con l’ipotesi che Donald Trump possa avere avuto un ruolo nel giro di adescamento di Epstein.

Non deve interessarci. L’idea che Trump possa avere avuto rapporti sessuali con minorenni (che negli Stati Uniti equivale sistematicamente allo stupro) non può allarmarci, disgustarci, angosciarci più di quello che un’ipotesi non costituisce: ovvero ogni singolo giorno della sua presidenza. Ogni singolo giorno in cui apre bocca su temi sociali, proferisce parola sui disequilibri internazionali, mobilita la sua milizia nelle città americane.

Il problema non può e non deve risiedere nel suo passato, ma nel suo presente. Altrimenti il rischio di prescrizione è dietro l’angolo. Quello che Donald Trump combina oggi - ripeto: ogni singolo giorno - è infinitamente più grave di qualsiasi sua malefatta passata.
Ogni volta che sento nominare gli Epstein Files ho un moto di rabbia, poiché distoglie immediatamente l’attenzione dalla persona infame che è oggi, per riportarci a un luogo distante, opaco, dal quale invece ha ogni strumento per liberarsi con una scrollata di spalle.

No, Epstein non sarà per Trump quello che l’evasione è stata per Al Capone, come le cene eleganti e il Bunga Bunga non sono stati la tomba di Silvio Berlusconi il quale, per l’appunto, è passato a miglior vita con la nomea universale di tombeur de femmes (lettura che in troppi giudicano perfino lusinghiera), piuttosto che come evasore, fascista, colluso con la mafia.

Sono errori di comunicazione grotteschi operati da opposizioni stanche e fragili che stentano a disegnare, con gli strumenti che invece avrebbero (eccome) a disposizione, un quadro ben più realistico e tragico di figure come quella di Donald Trump, che è molto semplicemente un bastardo senza un briciolo di morale in corpo.

Chi se ne stracatafotte di Jeffrey Epstein e del Principe Andrew e di tutto ciò che interessa ai lettori di tabloid e agli appassionati di cronaca. Trump è un pervertito della morale, un feticista del potere, un depravato di Sè: che abbia potuto mettere le sue disgustose mani addosso a delle minorenni (oltre a essere del tutto plausibile), deve interessare soltanto la magistratura e le sue eventuali vittime.

Come in casi eccellenti passati, il nemico peggiore di loschi figuri come il Presidente degli Stati Uniti rimangono i suoi incapaci oppositori. La loro rassegnata retorica, incapace di creare danno alcuno, ma soltanto di infiascar la nebbia; con il risultato di generare una perenne percezione di ridicola inettitudine.
Continuiamo ad attaccare la Meloni sulla fiamma tricolore anziché sull’abolizione delle accise, la riduzione della pressione fiscale, la gestione degli sbarchi, gli asili nido gratuiti, per citarne alcuni. Lei non aspetta altro di roteare gli occhi ogni volta che si cita Almirante e di continuare a snocciolare le sue plateali panzane.

Come scrisse Gramsci: “L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.”
E di scolari in vista se ne vedono davvero pochi. Che si fottano il Principe Andrew e l’animaccia di Jeffrey Epstein. Gli articoli vanno letti, non basta scorrere i titoli.

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