Kosläpp
Tra aprile e maggio, in Svezia, ha luogo il Kosläpp. Si tratta esattamente di quello che il nome promette: "il rilascio delle vacche”. Dopo aver passato l’inverno nelle stalle, le mucche vengono fatte uscire per la prima volta al pascolo. Quando escono, corrono e saltano (saltano!) per l’entusiasmo, ed è proprio questo spettacolo che attira migliaia di persone nelle fattorie per assistere all’evento. Questo momento è talmente celebre tra gli svedesi, che viene anche trasmesso dall’emittente nazionale SVT in diretta. Altro che Sanremo.
Il Kosläpp è il fedele ritratto di cosa sia l'autentica felicità. Una volta visto una vacca di settecento chili saltare come una ballerina del Bolshoi è difficile rimuovere un’immagine di tale esplosiva gaiezza dal proprio immaginario.
Per questo oggi, dopo una scorpacciata di gelo e buio lungo due mesi (anni? decenni?), dopo l’inverno berlinese più rigido degli ultimi vent’anni, ho ripensato al Kosläpp passeggiando in maglione per il Bergmannkiez.
Non è finita, non bisogna farsi illudere, è soltanto febbraio e ci sarà da lottare ancora moltissimo, però. Però per qualche allineamento astrale, oggi a Berlino è scoppiata - tutto d’un botto - la primavera. La città, con la voracità di un lupo a digiuno da settimane, in un istante si è ripresa le strade: i bar hanno imbastito i tavolacci sui marciapiede che sono stati subito presi d’assalto, i negozi hanno di nuovo invaso le strade con la loro merce, i giardini si sono riempiti di orde di bambini festanti, i jogger hanno ricominciato a fare jogging, i ciclisti si sono rimpossessati dei grandi vialoni con la stessa fittezza di una metropoli cinese.
Ho sempre detestato quei versi di Frank Sinatra che dicevano: “If I can make it there, I’ll make it anywhere”, con quella spocchia testosteronica che mira alla grande performance. Come se vivere a New York fosse un test di sopravvivenza, l’onore di ricevere la possibilità di mettersi alla prova, il privilegio della persistenza. Eppure nell’inverno berlinese penso sempre qualcosa di simile: se scampo anche a questo inverno, posso ambire all'immortalità.
Perchè poi va vista proprio così: soltanto chi vive in una città con un inverno realmente infame, disperatamente scellerato, perfidamente spregevole, sa cosa prova una vacca svedese durante il Kosläpp.
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