La guerra intelligente

Riferisce il New York Times, della progressiva automazione delle armi sul fronte ucraino. Nella mia totale ignoranza infatti, apprendo di duemila missioni soltanto nello scorso mese, portate a termine da robot. Sottospecie di carriole su quattro ruote come quelle che ho visto usare ai boscaioli per trasportare ciocchi di legna dal bosco, soltanto con mitragliatrici e tonnellate di esplosivi al posto dei tronchi. Telecomandati a distanza, questi cosi sono ferro da macello, avendo un’autonomia di sole ventiquattro ore; il tempo di entrare nei territori più esposti, esaurire il loro carico e venire sbriciolati dal nemico - ma, appunto, risparmiando le vite di soldati altrimenti inviati incontro a morte certa.

Questa innovazione sembrerebbe generare un certo entusiasmo tra esperti e amanti del genere, rivelando il compiersi di una visione a lungo coltivata: quella in cui le guerre verranno combattute tra robot. L’articolo rimanda a diversi link e interviste in cui vengono celebrate le “vite risparmiate” da questa trasformazione. Intendendo le vite dei soldati, non quelle dei civili.
Perché davvero i civili sembra che non vengano considerati nell’equazione. Laddove un ultimo barlume di empatia si poteva sperare in un essere umano che prenda a fucilate un edificio di civili, più difficile sarà infondere un soffio di umanità in un soldato a chilometri di distanza che spari raffiche di piombo come in un videogioco.

Ricordo quando per la prima volta avevo sentito parlare di “bombe intelligenti”, all’indomani degli attentati dell’undici settembre, quando gli Stati Uniti - con il nostro supporto - invasero l’Afghanistan. Venticinque anni fa soltanto l’accostamento verbale metteva un certo sgomento; oggi un impiego tanto massiccio di robot che sparano sembra la naturale evoluzione di un mondo che ha automatizzato anche la morte.

In tutta onestà, comincio a non avere la più pallida idea di come la nostre specie intenda sopravvivere, se il progresso viene misurato con l’intelligenza delle bombe e non con cure contro il cancro. Ma che ne voglio sapere io?

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