La regola d’Arte
Yasmina Reza é la cantrice del salotto buono parigino e dei suoi drammi. Quella cosa, un po‘ Ancien Regime, oggi non la fa nessuno meglio di lei. Storie di biglie e di piani inclinati che mettono a nudo le ipocrisie delle alte borghesie urbane. Nelle sue opere, l’inciting incident nasce generalmente come una scaramuccia, quasi da commedia degli errori shakespeariana, per poi degenerare fino a trasformare i composti protagonisti in bestie fameliche pronte ad azzannarsi sull‘ultimo catalogo di Kokoshka.
Il suo dramma più celebre, Carnage, da questo punto di vista ha fatto scuola, anche grazie alla magistrale trasposizione di Polanski (che lui ha diretto dai più infami arresti domiciliari). Ma il filone ha avuto i suoi seguiti e tra questi si annovera la perla intitolata Arte.
L'acquisto di una costosissima tela bianca (ma é poi davvero bianca?) da parte di Serge scatena violenti e ironici litigi con i suoi amici di vecchia data Marc e Yvan. Il dipinto diventa così un pretesto per mettere in discussione non solo il valore dell'arte contemporanea, ma la natura e la tenuta stessa della loro amicizia.
La Reza nel suo habitat naturale, insomma.
Fa bene leggerlo il dramma - per l‘Italia edito da Adelphi - ma fa altrettanto bene guardarlo a teatro, dove l‘oggetto del contendere (l‘arte, ma anche l‘amicizia) si fa tangibile e ingombra spazi improvvisamente angusti.
Arte é massacrante perché interpella le menzogne alla base del nostro benessere, oscillando tra verità e interpretazione, tra vita e messa in scena. Un dialogo a tre che non fa prigionieri - né sul palco, né in platea.
parole: 262