Non casca il mondo

Possiamo continuare a raccontarci che si trattasse del caldo, ma lo ha detto lui stesso: non è stato il caldo. Almeno, non solo. Si è svegliato e non stava bene, poi ha avuto un crollo fisico. Anche a me ha subito confortato pensare che si trattasse di condizioni esterne, ma la verità è una sola: doveva succedere. Il tennis è uno sport durissimo e negli ultimi mesi Jannik Sinner si è spinto dove nessun altro tennista nella Storia era riuscito. Il fisico gli ha presentato il conto, tutto qui. Jannik Sinner è umano. Incredibile, ma vero.

Non solo. Questo ragazzo di ventiquattro anni è un umano straordinariamente libero. Mette nello sport una determinazione fuori dal comune, sul campo lascia tutto, ma dimostra ogni volta anche una sconfinata libertà: la libertà di sbagliare e, molto raramente, di fallire. La stessa libertà di cui non hanno goduto altri campioni come Agassi: schiavi della propria ambizione, dei propri demoni, delle aspettative, del successo e, in definitiva, di sé stessi.
In un momento che, a posteriori, si sarebbe rivelato premonitore, lo aveva detto lui stesso, due giorni fa in conferenza stampa: “Io in campo do sempre il massimo poi, se perdo, non è che caschi il mondo.”
Me le vedo le facce dei manager Nike, che a ogni partita investono milioni di sponsorship sull’altoatesino, sbiancare come cenci. Loro che hanno dettato le regole del marketing agonistico degli ultimi trent’anni a suon di “Ora o mai più”. Loro che all’ultima maratona di Boston si sono spinti a impacchettare la città con lo slogan: "Runners welcome. Walkers tolerated” (e questo spiega come mai Nike non sia stata in grado di cavalcare l’onda del running, superata dai nuovi player, più mansueti, aggregativi e indulgenti). Ecco, il loro golden boy, in tutta leggerezza, li colpisce alle spalle: “Non è che caschi il mondo.” Tu quoque, Jannik.

Ma è anche in questo che risiede la straordinaria grandezza sportiva di Jannik Sinner: il saper accettare una sconfitta, scrollarsela dalle spalle, rimettersi in pista e poi tornare in campo più forte di prima. Se c’è qualcosa che ormai avremmo dovuto capire di questo atleta superlativo è esattamente questa. La sconfitta di oggi lo motiverà a tornare in campo con ancora più grinta, a trovare nuovi antidoti ai suoi punti deboli, a lavorare ancora più duramente sui suoi punti di forza. Intanto no, è vero, non casca il mondo. Anzi.

Mi spingo a dire di più. Ho la sensazione che perdere il Roland Garros al secondo turno sia stata per la sua stagione una manna dal cielo. Wimbledon è tra un mese (un torneo che gli serve vincere per confermare il punteggio ATP, a differenza di Parigi), continuando a questi ritmi avrebbe rischiato di compromettere due Slam. Sappiamo già che Alcaraz a Londra non ci sarà. Con questo tempi di recupero a disposizione, Wimbledon e US Open sono pienamente alla sua portata. E poi fa bene anche al tennis lasciare un minimo di margine agli altri giocatori. Con la sua evidente superiorità avrebbe finito per annientare il tour.
È la prima lezione di prestigiatori e giocolieri (Sinner è infondo un po’ entrambi): ai primi tentativi del numero, bisogna fingere di sbagliare - se sembra troppo facile il pubblico sbadiglierà. Ecco, prima di cominciare a sbadigliare e di dare per scontate le sue vittorie, impariamo a goderci le sue spettacolari sconfitte. Che ogni volta sono tutt’altro che banali.

parole: 565

Avanti
Avanti

La regola d’Arte