L’albero giovane

Non che sia proprio lui. Ma i colori, quei capelli sottili biondi col taglio a scodella, quella placidità ed estrema innocenza negli occhi azzurri, la stessa espressione assorta, la linea del viso morbida e il naso piccino, da bimbo. Guarda attraverso il mirino del fucile con curiosità, senza l’ombra di cattiveria. Imbraccia un’arma come qualsiasi altra cosa che voglia capire bene. Potrebbe essere anche un cannocchiale o un microscopio. Lui deve sempre capire bene tutto. 
Sarebbe bastata la vista di un bimbo con un fucile in braccio a scuotermi. Ma quel bambino assomiglia terribilmente a mio figlio. E ho dovuto fermare il film e respirare qualche minuto a fondo. 

Mr Nobody Against Putin quest’anno ha vinto BAFTA e Oscar come miglior documentario. Pasha è una sorta di coordinatore delle attività extracurricolari in una scuola di Karabash, una città tra le più inquinate al mondo a causa dell’industria della fusione del rame, che si trova negli Urali meridionali, nel cuore della Russia profonda. Ma Pasha poco si cura dell’inquinamento, ha un’attitudine felice e positiva: è la scuola dove è cresciuto, vuole bene ai ragazzi - che ricambiano il suo affetto - e adora il suo lavoro. Tra le sue varie mansioni c’è anche quella di videomaker ufficiale della scuola, che lo porta a seguire la crescita, le passioni e le storie degli studenti dall’occhio privilegiato della sua telecamera. 
Il documentario segue la trasformazione del sistema educativo a partire dall’invasione dell’Ucraina nel 2022 - il rapido sopravvento di un nazionalismo soverchiante, con caratteri propagandistici che permeano ogni momento della vita scolastica, allo scopo di giustificare l’immediata mobilitazione di nuove giovanissime reclute in Ucraina. Allo stesso tempo il film segue questo improbabile beniamino, Pasha, paciarotto, introverso e dalla latente omosessualità (lo lascia intendere sua madre), che nel suo assoluto anonimato e inadeguatezza decide di guidare una solenziosa ribellione contro la deriva autoritaria che si è impossessata definitivamente del suo Paese. Con l’unico mezzo a propria disposizione: la videocamera. 

Il risultato è un documentario tenero e angosciante che, come ha detto Borenstein (co-regista d’oltreoceano) accettando la statuetta, ha lo scopo di dimostrare "che non esiste un 'piccolo uomo' o una 'persona comune' quando si tratta di opporsi all’ingiustizia.” Sono decisamente riusciti nell’intento, avendo l’insignificante Pasha scomodato Peskov stesso, che gli ha dato del Giuda e ora cerca di appellarsi (il portavoce del Cremlino!) all’UNESCO per avviare un'indagine per violazione degli standard etici. L’accusa è di avere ripreso minori senza consenso dei genitori. Mandarli al macello in Crimea sì, filmarli no. 
Mr Nobody Against Putin mostra davvero come le libertà che diamo per scontate possano venire agilmente sfilate in un batter d’occhio, quando la retorica è quella di una minaccia al potere costituito. 

Le ore di educazione fisica vengono sostituite da gare di lancio della bomba a mano. Vengono introdotte lezioni obbligatorie dove gli insegnanti devono spiegare la versione del governo sugli eventi mondiali e sui "valori russi”. Non mancano le attività manuali (obbligatorie anche queste), come scrivere lettere ai soldati al fronte o ritagliare "colombe della pace" da attaccare alle finestre per dare un'immagine di supporto popolare di massa. Vengono reintrodotti movimenti simili ai "Pionieri" sovietici, come il Movimento dei Primi, per inquadrare i giovani in strutture fedeli al Cremlino.
E infine la scena che tanto mi ha colpito: combattenti del Gruppo Wagner visitano la scuola per mostrare agli studenti (anche della primaria) come maneggiare fucili, mine antiuomo e giubbotti antiproiettile.

Dal 2022 della Russia non sappiamo più niente. Si sono isolati e noi li abbiamo confinati, rinunciando tuttavia a capire cosa stia succedendo a centoquarantasei milioni di persone. Putin sa da dove ricostruire il Nuovo Impero Russo: dai bambini. Sa bene - per esperienza personale - quanto l’indottrinamento in giovanissima età possa essere efficace a formare una generazione di obbedienza. Carne da macello pronta da sbattere in prima linea. 
Secondo alcuni rapporti internazionali, i caduti tra le schiere di soldati russi dall’inizio del conflitto si attesterebbero intorno alle trecentocinquanta mila unità. E la guerra sembra tutt’altro che vicina a una fine.
Putin deve avere capito che la partita in Russia non si chiuderà in breve tempo, così ha deciso di rubarlo ai bambini russi - da sempre l’arma più preziosa di ogni tiranno.
Come si suol dire: l’albero si piega quando è giovane. 

P.S. É essenziale vedere questo film oggi, ma dal punto di vista filmico non si tratta di un capolavoro. Chiaramente il premio ha un valore politico. Dall’altra parte si sarebbe potuto spingere qualcosina in più in post-produzione. Peccato.


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