Le Perfezioni

Quando ho recuperato alla polizia locale il mio zaino così sgonfio, ho capito che non conteneva più il computer. Tanta roba di lavoro, ma anche tante cose personali, appunti, cose che ho scritto negli ultimi mesi.

Infatti il computer non c’era. Non c’era neanche la trousse con le medicine - che mi servono - e altre cose più o meno importanti che mi ha ferito non trovare. Tra queste mi ha colpito scoprire che il ladro aveva sottratto anche la copia del libro che stavo leggendo e che mi mancava poco per finire.

Un libro bello, che non ricomprerò - così ho deciso - perché mi aveva già detto a sufficienza. E perché questa ferita segnerà, insieme alla perdita di quel libro, un nuovo inizio che non può, non deve, riprendere da dove avevo interrotto. Un piccolo segno di discontinuità, simbolico, niente più. Ma evidentemente vitale.

Mi aveva detto a sufficienza, dicevo, di un’ambizione smodata - nella quale mi riconoscevo - per una felicità che non c’è. Non perché non esista, ma perché a volte anche a me capita di innamorarmi dell’idea della felicità. Senza darmi la possibilità di viverla con parsimonia, di costruirla e di contemplarla quando é ancora un piccolo cantiere, ed é ancora tutta sghemba e fragile ed é difficile trovarci una bellezza autentica, corrispondente al sogno. Ma i sogni non tengono conto di strutture e fondamenta. I sogni stanno lì ed é bello contemplarli il tempo di un soffio. Sono istantanee di quello che non abbiamo mai osato chiedere alla vita.

Serve fantasia, a volte, e incrollabile tenacia per rinunciare alla perfezione. Se da un lato é umano tendervi, arriva presto o tardi anche il momento in cui si comprende che la natura non ha contemplato perfezione, bensì equilibrio.

Vincenzo Latronico, dolce concittadino, ha condiviso con il mondo uno sguardo implacabile su questo inciampo della vita, sospeso tra perfezione apparente e equilibri precari. Le Perfezioni - al di là degli strilloni editoriali - parla davvero a una generazione. Una generazione inquieta, sempre alla ricerca di senso, sempre schiacciata tra passato e futuro. Tra nostalgia per ciò che non ha vissuto e il desiderio di una perfezione irraggiungibile.

Tienitelo questo libro, amico ladro, serve più a me che a te. Io forse ora smetto di soffrire per le pagine che non mi é dato leggere e mi tengo strette quelle che mi hanno parlato già. E che non ho voluto ascoltare. Per la felicità che già c’era e che soltanto si celava tra le righe.

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