Lo Zar
La storia di Vladimir Vladimirovič Putin è una storia di pazienza. In ogni fase della sua vita, sin dall’infanzia, questo singolare individuo si è trovato in una posizione svantaggiata rispetto alle sue ambizioni. In apparenza mai al posto giusto, mai dove avrebbe dovuto essere nel momento in cui avrebbe dovuto esserlo. Eppure, con pazienza, è sempre riuscito a trasformare uno svantaggio in un'opportunità e a compiere una prodigiosa scalata alla testa di una nazione da centotrenta milioni di abitanti.
Una sola cosa
per le masse
è più forte della fame.
Ed è la paura.
Lo Zar racconta l’ascesa di Putin al potere. Dall’infanzia al suo insediamento. Un monologo in pieno stile Massini, tutto ritmo, uno spartito musicale che con estrema puntualità si presta al passo felpato di un predatore. Quella cosa la sa fare Stefano Massini e nessun altro come lui. E sebbene possa sembrare un po’ trito, ostinato nel rimanere tanto fedele a uno stile rigido (ricorda un po’ Sorrentino per la sua testardaggine) e nonostante sia ancora lontano dai fasti della Lehman Trilogy, Lo Zar resta un’opera importante nella sua brevità, per rimanere connessi ai fatti russi in un momento di tanta confusione.
Putin è stato il primo presidente eletto democraticamente della Russia. E l’ultimo. Quanto potrà mai sopportare, ancora, un popolo che non ha mai conosciuto la libertà? Intanto, almeno provare a mettersi nella testa di uno dei grandi protagonisti del nostro tempo è uno sforzo erculeo che merita ammirazione e curiosità.
E non poteva che renderlo al meglio un’opera teatrale. In cui immedesimarsi e riconoscere la terrificante umanità che si annida dietro il male.
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