Mediocre è l’aspettativa

Da sempre. Da. Sempre. detesto rileggermi. Rileggere quello che ho scritto mi mette di fronte all’infinita pochezza della mia scrittura paragonata agli autori che amo. A maggior ragione una prima stesura - orrore!
Ma oggi un po’ meno. E non credo perché questo romanzo sia scritto meglio di altre cose che io abbia scritto in passato, ma perché rispetto alle cose del passato, oggi ho abbassato le aspettative. Ed è meraviglioso l’effetto che l’abbassamento di aspettative possa avere su una rilettura: un romanzo d’avventura, forse un thriller politico, leggero, ben scritto (per il genere e per le aspettative, è chiaro!), con la sola ambizione di risultare per quello che gli anglosassoni definiscono un “page-turner”. Perché no?
Ho sempre detto: “Il mondo non ha bisogno di un altro romanzo (prima era un film) mediocre.” Ed è vero. Ma la domanda è: che cosa è la mediocrità? Attraverso un romanzetto leggero, un western addirittura, racconto la Germania di oggi sull’orlo di una crisi democratica, racconto il fenomeno rurale dei Völkisch, racconto il rapporto tra un padre e un figlio, racconto la città in cui abito. È mediocre questo? È mediocre ambire a intrattenere fornendo qualche spunto di riflessione, ma senza puntare a vincere lo Strega o a stravolgere le sorti della letteratura mondiale? Mi sono mai davvero trovato a un bivio - anche in giovane età - che mi avrebbe potuto portare ad essere quella cosa lì, un talento? Probabilmente no. E se mai c’è stato, quel treno è perso da tempo ed è giusto sperare di rendere più felice la mia esistenza.
Rileggermi non è stato un dramma. Anzi: “carino”, ho pensato. Sarà mica poco. A mangiarci, con “carino”, sarebbe già un sogno. Con “carino” ci si può rendere orgoglioso un figlio. Forse. E chissà, magari anche sé stessi.

parole: 298

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