Mi farò trovare più pronto
Come - credo - ogni bambino capace di intendere e di volere, anche io ho fantasticato molto nella mia infanzia di volare. Correre a perdifiato e poi, a un tratto, staccare i piedi da terra e, come nelle fiabe, spiccare il volo. E alzarmi sempre di più, sulle strade e sui parchi, sulla città e sui boschi, fino al mare, leggero, sì, volare. Fendere con leggerezza vento e nubi, planare e poi riprendere quota, a braccia aperte, insieme agli uccelli e, con distacco, guardare tutto da lassù.
Ricordo volte in cui l’ho desiderato così tanto che faceva male e mi intristivo. E in quei sogni ero sempre solo, mi lasciavo alle spalle tutto, senza domandarmi davvero se sarei tornato indietro.
È lì, seduto davanti a un piatto di spinaci che non vuole mangiare. Dal soggiorno arriva il suono del notiziario. Contempla le posate, assorto. Quando entro solleva lo sguardo, non mi conosce, ma non si spaventa. Mi siedo all’altro capo del tavolo e gli sorrido, lui ha lo sguardo velato di malinconia. Guardo fuori dalla finestra, c’è un balconcino. Si volta anche lui. Ha capito, abbiamo la stessa idea, ma nessuno dei due si muove. Avrei voluto prenderlo per mano e fargli vedere com’è, volare sulle cose. Ma non è ancora il momento, infondo non mi conosce. E poi anche io non so volare. Soltanto pensavo che insieme ci saremmo riusciti, che sarebbe stato bello.
Scusa, gli dico. È la prima volta che ci vediamo, magari mi farò trovare più pronto. Però vorrei non andarmene mai.
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