Quelli che son sempre più furbi degli altri, oggi si sentono in dovere di ricordarci che siamo interessati di più alla politica del Texas che a quella della Basilicata. Ma dai. Come se l’elezione del sindaco di Matera scombinasse lo scacchiere della geopolitica mondiale. Purtroppo sì, ve lo posso confermare, cari furbastri: è così. Ma non si tratta, come suggerite voi, di colonialismo culturale, bensì di fattuale rilevanza politico-finanziaria. La nostra cultura è certamente intrisa fino al midollo di Stati Uniti - possiamo anche smettere di rinfacciarcelo - ma queste elezioni hanno decisamente meritato un veglione. Da queste Midterm non dipendono soltanto le sorti di 350 milioni di americani (su questo vi posso pure dar ragione: chissenefrega), bensì l’esistenza stessa di altrettanti esseri umani in tutto il mondo.
The Lancet nel 2025 ha stimato che il taglio drastico dell'83% dei fondi statunitensi destinati all'agenzia per gli aiuti umanitari USAID e il disimpegno dall'OMS rischiano di causare oltre 14 milioni di morti premature globali entro il 2030, di cui un terzo bambini sotto i cinque anni, a causa della reintroduzione di malattie e della malnutrizione nei paesi in via di sviluppo.
Altro che colonialismo culturale. Dall’elezione del senatore dello straminchia di Texas dipende la sopravvivenza di intere fette di popolazione globale. Gli Stati Uniti, per paradossale che vi possa sembrare, ci riguardano ben più da vicino della Basilicata (a meno che non abitiate in Basilicata, è chiaro - e forse manco in quel caso).
Abbiamo voluto il villaggio globale? Eccolo, habibi.
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