Nachos e silenzio
Tu non puoi. non puoi. non puoi proiettare un documentario d’osservazione sul silenzio del bosco e all’ingresso vendere nachos e popcorn. Perché poi si ritorna sempre all’annosa questione: dovrebbe essere permesso mangiare in sala? E la risposta rimane annosa: dipende dal film. Vai a vedere gli Avengers? Strafogati e strozzati. Vai a vedere “Il canto della foresta” - porca di quella - allora non puoi. non puoi. non puoi vendere nachos. E tu invece non puoi. non puoi. non puoi comprarteli. Perché lo capisco che la sala debba massimizzare i ricavi eccetera, ma allora io sarei pronto a spendere di più - un euro! - per non avere qualcuno che mi mastica nell’orecchio mentre guardo un film sul silenzio. Non é spocchia, ma buon senso!
“Le chant des forets” di Vincent Munier é un affresco della vita nei - e dei - boschi. Trattandosi come detto di un documentario d’osservazione, la trama é esigua: quel che conta é il passo narrativo, felpato e delicatissimo, col quale viene scandito ogni gorgheggio, fischio, gracidio e picchiettio che compone il grande coro della foresta.
Per fortuna chi di dovere non ha imposto alcun limite sull’età e sono potuto andare al cinema con mio figlio, che ne ha amato ogni fotogramma. A tre anni è comunque riuscito a rompere i coglioni alla sala molto meno degli adulti che si sono bellamente strafogati di porcherie dall’inizio alla fine. Una roba immonda.
Continuando così le sale potranno ancora racimolare qualche euro in testa al prezzo del biglietto, ma alla lunga perderanno un pubblico che preferirà godersi un film come quello di Munier tra le pareti domestiche.
Alla faccia dell’”experience” (e, perché no, anche di Timothée Chalamet).
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