Nel guscio

Un feto osserva in tutta la sua impotenza il susseguirsi di eventi che circondano il ventre di sua madre. Un punto di vista originale su una trama, per contro, estremamente classica: lei tradisce il marito col cognato e insieme ne architettano l’omicidio. Io il libro non l’ho letto, ma ho assistito alla riduzione teatrale di “Nel Guscio” per la regia della Crippa presso l’Elfo. Non so dunque se si tratti di una scelta rappresentativa, ma nella pièce teatrale la prospettiva del feto non ha alcuna utilità narrativa, cioè non influisce sul racconto in alcuna maniera: se si togliesse la cornice prenatale, la trama rimarrebbe del tutto invariata.

Vorrei non entrare poi nel merito della regia della Crippa, che ho trovato a dir poco lacunosa: la regista non porta mai nemmeno una scelta fino in fondo, lasciando la scena confusa e frastagliata. Bonadei sembrerebbe anche divertirsi e godere dell’ottima fiducia della Crippa, ma il suo muoversi sulla scena é caotico, la sua cantilena monotona e le sue intenzioni vane. L’unica cosa che davvero sembra funzionare (nonostante la regia) é il rapporto tra attore e scenografia: essenziale e funzionale, il gioco di luci viene sapientemente sfruttato da Bonadei per sottolineare le intenzioni che la propria recitazione non è in grado di esprimere.

È uno spettacolo gravoso “Nel Guscio” non però per i temi trattati, ma per la gran fatica nel portare fino in fondo una visione artistica che rimane sempre monca, sempre sospesa in superficie, sempre sacrificabile.

La tavola era apparecchiata con ottime opportunità, ma si é scelto di giochicchiare con le briciole. Un’ora e quarantacinque così sanno essere davvero ostiche. Peccato.

parole: 270

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