Nico Holonics, attore

Undici anni. Centosettantacinque repliche. Un monologo serrato di un’ora e cinquanta. L’opera che ha definito un’intera epoca della letteratura tedesca.
Io di teatro ne ho visto parecchio, ma un’interpretazione come quella di Nico Holonics questa sera, ridefinisce quello che per me un attore dovrebbe fare su un palco. Sul piano della difficoltà, soltanto pensare di portare in scena la Blechtrommel di Grass farebbe impallidire ogni interprete. Quello che Holonics però fa col suo Matzerath lancia un romanzo perfetto nell’iperuranio. Un’energia costante, modulata con grazia e coerenza dal principio alla fine, un filo perennemente teso, scomodo, grottesco, a tratti disumano, a tratti comico, Holonics prende il pubblico per mano e lo accompagna attraverso l’intero spettro delle emozioni, del personaggio ma anche, è evidente, delle proprie.
Non si risparmia mai, questo piccolo e gigantesco Oskar, lascia tutto sul proscenio con la vitalità che soltanto un malato sa di doversi concedere.
Sfido chiunque a ricordarsi di consultare l’ora tra le 19.30 e le 21.20 all’interno del Schiffbauerdamm. Non ne avrebbe fisicamente modo, come non si guarda l’orologio mentre si sta assistendo a una violenza in strada, come quando un’urgenza prende il sopravvento sulla scala delle priorità. Quell’urgenza ha un nome e un volto: Nico Holonics. E non è vero che una grande opera fa un grande spettacolo: è un attimo che la Blechtrommel la fai diventare una cagata. Perché é un pezzo di bravura e non tutti saprebbero far impallidire Freddy Mercury con una cover di Bohemian Rhapsody.
È il bello del teatro: o lo vedi o non lo vedi. E lasciarsi sfuggire questa rappresentazione sarebbe un crimine. Stasera è stato uno di quei casi più unici che rari, in cui sedendo in platea ho percepito netta la sensazione di privilegio storico. Motivo per il quale, pubblicato questo pezzo, comprerò il prossimo biglietto per una nuova replica.

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Liberi… Liberi (il caso Rohwedder)