Non toccate la boxe

Ciclicamente si parla di rimuovere il pugilato dalle discipline olimpiche. Fuori dal tempo, violento, diseducativo. Due persone che si prendono a pugni. Sarà che sono affezionato alla boxe da molti anni - non da esperto ma da semplice amatore - che ho letto di boxe, visto molta boxe, ma trovo gli argomenti semplicistici. Certamente la violenza è diseducativa: due individui che si prendono a pugni in strada sono da fermare immediatamente, perché le motivazioni e la soluzione sono riprovevoli. La violenza a scopo prevaricatorio è deplorevole. La boxe - come recita il suo lessico - è un incontro, non uno scontro. Prendiamo le battute che vengono dette dagli stand-up comedian nei teatri, anche le più estreme, e immaginiamo che vengano rivolte per strada. Chiaramente l’astrazione dal contesto le renderebbe atroci. L’incontro di pugilato può non piacere, ma altrettanto può non piacere l’ippica, da molti percepita come ancora più violenta (e non consensuale). Togliamo anche l’ippica? E che dire del rugby? Lo spirito olimpico non si misura nell’efferatezza dell’incontro, ma nell’atteggiamento e nella relazione allo scopo. Non vi è probabilmente disciplina più nobile del pugilato, in cui due individui - all’estremo dell’essenzialità umana - si sfidano a colpi di forza bruta. Con coraggio inspiegabile e tecnica finissima, pelle a pelle. Dio benedica ancora la forza catartica di un sano incontro di misura fisica. Proprio oggi, anno domini duemila e ventisei. E abolite il golf, per la miseria!

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