Poteva andare peggio
Sebbene io non abbia vissuto sulla mia pelle episodi di bullismo e dunque non sia toccato da questo particolare trauma, una delle mie paure più grandi nei confronti di mio figlio è proprio quella che un giorno si trovi a vivere episodi di abuso a scuola. L’idea che di come possa sentirsi, l’idea di non poterlo proteggere. È un vicolo cieco che spesso, osservando questa creaturina buona e indifesa, mi attanaglia nel profondo, e alla quale non sono mai riuscito a trovare una plausibile - quanto ipotetica - via d’uscita: intervenire? non intervenire? proteggere? o fornire gli strumenti per sbrogliarsela con i propri mezzi?
Fino a un cambio di prospettiva semplice e radicale che mi è giunto da uno dei miei stand-up comedian preferiti. Una categoria umana della quale troppo raramente si sottolinea l’incredibile intelligenza. Durante una fase di crowdwork, dal pubblico qualcuno gli domanda: “Come mi libero del bullo che tormenta mio figlio?” E lui: “Beh, intanto considera una grande fortuna: tuo figlio non è il bullo. Poteva andare peggio.”
Mi ha sciolto un nodo. Poteva davvero andare peggio. Se avrò svolto bene il mio compito di genitore, mio figlio non sarà il bullo. Poter già scartare dalla lista dei fallimenti un figlio violento e manipolatore, è già di per sé un sollievo grande. O almeno dovrebbe esserlo. Come avevo fatto a non pensarci?
Non è la prima volta che la risposta a una domanda grande arriva da chi cerca di farmi ridere. Ed è proprio questo a rendere grande un comico: la spinta a uno stimolo vitale, che sia trasversale a tutti. La prospettiva ridicola su ciò che appare complesso e che invece necessita di una carezza leggera.
parole: 280