Propizio è avere ove recarsi
Che è un gran titolo. Forse soltanto al pari di “Un cuore così bianco”, che Marías ha preso dal Macbeth. “Propizio è avere ove recarsi” Carrère - da vecchio fricchettone qual è - l’ha invece sgraffignato dall’I Ching. Ha scelto l’esagramma per introdurre il lettore al suo approccio alla scrittura, in loco, presente in carne e ossa, che si tratti della Romania post-Ceaușescu, un tribunale o Calais. Ma soprattutto in senso figurato: presente financo nel racconto di finzione; o almeno così la interpreto io.
L’antologia raccoglie articoli, reportage e saggi scritti dall'autore francese tra il 1990 e il 2016 e sono un viaggio meraviglioso per addentrarsi negli stili e nell’evoluzione di quella che è sicuramente tra le penne più grandi del nostro tempo.
Come ogni antologia non si tratta di una lettura semplice. A ogni capitolo cambia il taglio, il formato, il linguaggio, il ritmo, la lunghezza. Si passa da una breve biografia di Alan Turing a una serie di articoli sul caso Romand; da un reportage su un veterano ungherese dimenticato nella steppa a un articolo di costume per Marie Claire; e poi omelie, soggetti cinematografici, lettere. Davvero si tratta del modo migliore per conoscere un autore che si ama: seguirlo nei diversi passaggi della sua vita, sedere a tavola con lui, tenergli compagnia durante una trasferta, incontrare i suoi amici, sbirciare gli appunti sul comodino della camera da letto, chiacchierare di sesso con la sua compagna. A lettura conclusa mi sembra di averci trascorso insieme una lunga vacanza: non lo sopporto più, ma sarei pronto a comprare immediatamente il prossimo biglietto.
Cita, chiudendo la prefazione di una graphic novel russa (per dire!), una frase di T.E. Lawrence: “Gli unici libri che valgono la pena, sono quelli il cui autore sarebbe morto se non li avesse potuti scrivere”. E forse l’occasione non si presenterà mai a Emmanuel Carrère, ma certamente si ha spesso la sensazione, leggendolo, che ci sia un’urgenza fatale alla base dei suoi racconti. Come se, appunto, scriverli fosse realmente una questione di vita o di morte. E se anche in questo riesce a ingannarci, allora Carrère può davvero tutto.
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