Quella roba lì

C’è qualcosa di estremamente disturbante, mi rendo conto, nel mio rapporto con l’11 settembre 2001. Il meccanismo è questo: ogni anno arriviamo a questo appuntamento e la mia agenda viene improvvisamente invasa da contenuti inediti che mi fanno rovesciare gli occhi. “Di nuovo?” penso, e “Ancora?” ma poi li guardo e li ascolto. Come lo speciale di Altre Indagini con ospite Costa - che faccio, non lo ascolto? Specialmente se ho difronte a me una giornata di pulizia.
E così mi espongo a questi racconti con due anime: la prima politica e la seconda umana. So di non dire nulla estremamente originale, ma tant’è. Quella umana si commuove e si commuove come non fa con racconti altrettanto cruenti da altri paesi: sì, le donne e gli uomini in quei video e in quegli audio mi somigliano di più, parlano una lingua che conosco, si vestono con abiti che conosco, si muovono in spazi che ho visitato e nei quali mi sono riconosciuto. E dunque mi commuovo.
La parte politica insinua però una costante vocina nella mia commozione e mi sussurra: “Se lo sono meritati”. Ma no, rispondo alla vocina e lei “Ma sì”, insiste, “Cosa credevano, di poter fare il bello e il cattivo tempo in eterno? Di poter massacrare centinaia di migliaia di civili, di rovesciare democrazie, di ergersi a paladini mondiali del buon senso a suon di bombe, senza che nessuno mai presentasse loro il conto?” E so che la vocina ha ragione. Lo so. Ma la mia natura vi si contrappone con forza e riconosco il mio ipocrita privilegio nel concedermi il lusso del cortocircuito emotivo. Ma è in questo lievito che sono stato cotto e non ci si schioda di dosso il tributo di Paul Simon a Ground Zero che suona Sound of Silence mentre vengono suonate le campane 2977 volte. Siamo quella roba lì. E io non vedo l’ora che sia il 12 settembre per non dover sentire più la vocina.
Perché saranno anche americani, ma rimangono pur sempre povere bestie come noialtri. Siamo quella roba lì, volenti o nolenti. È come guardarsi allo specchio e assistere al proprio massacro. E in qualche strano modo, sapere che ce lo siamo meritati.

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