Serpenti

I primi tre elementi del film sono, nell’ordine: il super con un aforisma di Flaiano (uno dei più celebri: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”), dei titoli strutturati come l’iconico gioco del Nokia 3310 Snake e infine il titolo, "Serpenti”. E proseguendo con ordine: la situazione politica in Italia non c’entra niente col film, Snake non trova riscontro - nemmeno lontanamente - in alcun aspetto della narrazione e il titolo rimane il mistero cardine di un contenitore dubbio, il cui contenuto è tutta via delizioso. Un tre atti scritto divinamente, sperperato soltanto da scelte di casting scellerate che non permettono di rendere giustizia all’elemento più importante del film: il ritmo. Per il resto la scrittura è talmente brillante da permettere all’impalcatura di reggere. Poi ci sono ingenuità di soggetto e di struttura, sia chiaro, ma è nei dialoghi il segreto di questo film così fuori dagli schemi per il panorama nazionale. Peccato l’esuberanza di un regista che non si è fidato abbastanza della propria sceneggiatura: un testo che non necessitava orpelli visivi, quanto di un’esclusiva curatela della direzione (e della scelta, come detto) attoriale. Ma ben venga Serpenti. Anche se nessuno ha capito perché si chiami così.

parole: 202

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