Ragazzo dell’Europa

È una serata talmente inaspettata che apprendo soltanto nella Waldbühne, lì per lì, che la ragazza è del ‘54, lo stesso anno di mio padre. Sono circondato da meravigliosi fanatici e da attempati fan locali; i primi si son fatti mille e passa chilometri per prendere parte alla tappa del Golden Tour, i secondi ricordano la giovane scapestrata che cantava ai primi concerti della città riunita. Io non mi reputo un intruso tout court, Gianna la ascoltavo già da ragazzino e la ascolto tutt’oggi a pieno volume, ma certo non sono un connoisseur come gli altri. Aspetto paziente le “mie” canzoni per cantarle a squarciagola, pensando a quello che mi va, immerso nella cornice avvolgente del bosco.
Non è davvero un caso che Berlino ami la “nostra” Gianna (oltre che per qualche picconata che lei stessa sferrò nel novembre dell’89 contro il Muro) e lo dimostrano i numerosi riferimenti alla città e alla sua storia in diverse canzoni che ha offerto al pubblico stasera. Tra queste ce n’è una che mi ero ritrovato a cantare qualche volta anche a mio figlio e che stasera mi ha profondamente commosso.
Ragazzo dell’Europa” nasce da un incontro reale avvenuto tra la Nannini e un giovane disertore polacco nel 1982, al quale la canzone è dedicata ed è rimasto un manifesto generazionale per i ventenni di allora. Non solo, anche di recente Gianna ha ribadito quanto ritenga attuale la canzone, alla luce delle continue tensioni che imperterrite attanagliano l’Europa.
Ed è stato proprio bello pensare al mio Ragazzo dell’Europa, che “non pianta mai bandiera” e che spero troverà “sempre un passaggio per andare più in là”.
Perché questo fanno le belle canzoni: prendono una verità e fanno in modo che non appassisca mai. E poi che bel titolo.

parole: 294

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