Residenze sulla terra
Non è sfuggito a qualcuno che ieri sera, durante il suo intervento a reti unificate su TF1, per parlare alla Nazione della situazione in Medio Oriente, Macron avesse un libro poggiato - ad arte - sulla scrivania. Bisognerebbe essere degli ingenui o degli sprovveduti per pensare che il Presidente della Repubblica Francese possa dimenticare milleseicento pagine di raccolta di poesie sulla scrivania rivolgendosi al suo popolo in un momento di delicatissimi squilibri internazionali. Ancor più ingenui bisognerebbe essere per pensare che si trattasse di un libro qualunque. E qui la faccenda si fa interessante. Perché a seconda dell’opera scelta, Macron avrebbe potuto mandare un messaggio completamente differente: di sfida (“L’Arte della Guerra” di Lao Tzu), di pace (“Se questo è un uomo” di Primo Levi), di compromesso (“Il Principe” di Niccolò Machiavelli) e via dicendo. Al netto del fatto che in America comunque non ci avrebbero capito una sverza. Perché infine rimane il messaggio più potente, al di là del titolo: il libro. L’oggetto da sfoggiare in viso all’ignoranza delle potenze che governano il caos di questi mesi. Non c’è oggetto più distante, perfino disprezzato all’amministrazione statunitense, che il libro, simbolo di cultura, per Trump peggio della kriptonite.
Il libro che Macron ha sfoggiato sulla scrivania dell’Eliseo rappresenta dunque una scelta molto sottile: si tratta di “Residenze sulla terra”, raccolta di poesie (1925 - 1945) di Pablo Neruda.
La scelta è emblematica perché Pablo Neruda fu senatore comunista in Cile e conobbe sulla propria pelle la persecuzione politica e l’esilio, maturando una visione in cui il comunismo si intrecciava a un radicale antimperialismo, rivolto in particolare contro l’ingerenza statunitense nel continente sudamericano. Tra le sue poesie più esplicitamente politiche, “La United Fruit Co.” denuncia con feroce ironia il dominio economico delle multinazionali americane in America Latina, dipingendole come nuove potenze coloniali capaci di spartirsi terre e governi e di trasformare intere nazioni in “repubbliche delle banane” asservite agli interessi di Washington.
Insomma, se Trump sapesse leggere, il messaggio arriverebbe chiaro e forte. Soltanto per questo suo limite (suo e della sua amministrazione), Macron ancora si può permettere di fare lo spiritoso sfoggiando supposta bibliofilia.
Tempi duri per chi ha ricevuto un’educazione primaria.
(E da domani basta parlare di Macron.)
parole: 369
«Il vento della stagione, il vento verde,
carico di spazio e d’acqua, esperto di felicità,
arrotola la sua bandiera di lugubre pelle,
e d’una svanita sostanza, , come danaro d’elemosina:
così, argentato, freddo, si rifugia un giorno,
fragile come la spada di cristallo di un gigante,
tra tante forze che proteggono il suo sospiro che teme,
la sua lacrima sul cadere, la sua arena inutile,
circondato di poteri che passano e scricchiolano,
come un uomo nudo in una battaglia
che solleva il suo mazzo bianco, la sua certezza incerta,
la sua goccia di sale tremola nell’invaso.»
da Monsone di maggio