Sotto le nuvole

Rosi é l‘ultimo grande autore del Cinema italiano. Sono film i suoi, che sembrano giochi di prestigio: ciò che viene mostrato costituisce l‘impalcatura narrativa, ma é da dietro l’orecchio che compare la monetina d‘oro.
Proprio dove il racconto della città di Napoli pare più che mai saturo (e quanto è saturo!), non bastava un regista, non più, a rivelarne l’anima. Occorreva, appunto, un autore: qualcuno che non si limiti a reiterare ancora e ancora uno stile, un circuito creativo chiuso, un riproporre versioni differenti del medesimo vezzo, ma uno sguardo, un ascolto che trovino nel montaggio, infine, la parola.

Definito un documentarista, incasellare Gianfranco Rosi in questa categoria sarebbe come relegare Umberto Eco al titolo di semiologo. Rosi è un narratore che, no, non si avvale di attori ma che, come un prestigiatore, attende che la messa in scena si compia liberamente. Con la pazienza e la perizia di ornitologo, con la fiducia di un previsionista, ma anche con l’intuito di un rabdomante, segue la camera alla ricerca del miracolo.
Da Boatman (1993) a Sotto le Nuvole (2025), Rosi incanta per la precisione delle sue narrazioni, per l’essenzialità dei suoi quadri, per l’abnegazione con la quale il regista è assente da ogni fotogramma. Concentrando l’arte corale per eccellenza in arte individuale, Rosi incontra il suo soggetto in un faccia a faccia che è un’intervista per immagini, sia questo Napoli, il GRA, un sicario messicano, un senzatetto, Raqqa sotto le bombe o una nave di migranti.
La riconoscibilità delle sue pellicole non è da attribuire, come detto, a uno stile personale, ma a uno sguardo unico: Rosi sembra possedere la dote di comprendere un contesto e di catturarne una verità universale. Per questo l’accezione francese di metteur en scene gli si addice più del “regere” latino, orchestrando lui non la situazione in sé, ma le condizioni perché la situazione si concretizzi di fronte all’obiettivo.

Sotto le Nuvole non smentisce il suo lungo percorso di ricerca, restituendo un affresco della città di Napoli che ha più del Genesis di Salgado, piuttosto che dell’Oro di De Sica. Una raccolta di voci, le più inattese, per reinventare la lettura della nostra città ormai più prevedibile e stereotipata. Bastava sapere dove guardare.
Bene, ora sfregatevi l’orecchio. Trovate niente? Eccola - la monetina d’oro. Con trucco, ma senza inganno: Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi.

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