Tutto dovuto

Me lo ricordo il primo iPod. Ovviamente ce l’aveva Filippo. Una mattonella con una manciata di canzoni sopra, ma con quel display fico e la rotella che faceva il suono magico. A me sarebbe stato concesso soltanto un paio di anni più tardi lo Shuffle, che era una specie di penna usb che teneva quindici canzoni scarse, non aveva il display e la rotella non faceva nessun suono perché in verità era un tasto.
Sai cosa ci fregava a noi, al tempo, di avere tra le mani un trailer di futuro. Era tutto come dovuto, in un certo senso. Come se già sentissimo che, da lì in poi, poco per volta tutto sarebbe diventato sempre più agevole, più semplice, più accessibile. Io ancora andavo in giro con un lettore CD della Coca-Cola al quale si era rotto il blocco e quindi lo tenevo insieme con un polsino da tennis. E spendevo tutti i miei soldi in dischi che poi, venendo riprodotti in verticale (nello zaino), si rigavano entro qualche mese. Ascoltavo tanta musica. Ascoltavamo tutti tanta musica. In un certo senso, con tutta quell’accessibilità, ho rarefatto il mio ascolto. Credo si tratti di un meccanismo che ha anche un nome. Ma non importa.
Il fottuto iPod oggi compie 25 anni. Uno sputo. Ma è cambiato tutto da allora. Chissà se in meglio o in peggio, fa anche poca differenza. Solo fa un certo effetto ricordare di avere avuto il futuro tra le mani, di averlo intuito, e di essersene in buona misura fregati. Com’è giusto che sia.

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Stralci

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Grazie di niente