Un uomo
Signore grazie. Grazie per avermi dato la possibilità di nascere uomo. Di poter misurare la mia forza con l’impiego di viti e bulloni, la precisione del mio intelletto con chiavi inglesi e brugole. Grazie per avermi dato l’opportunità, ma che dico: il privilegio, di poter dimostrare la cura per la mia prole con riparazioni muscolari, anziché con inutili sentimentalismi.
Noi, stirpe di Abramo, discendenti diretti del falegname Giuseppe, al quale dobbiamo il dono divino dell’artigianato; da te eletti a rendere questo tuo mondo un luogo di armonico dominio sulla natura e le sue imperfezioni.
Grazie per avermi ricordato, ancora una volta, che con queste stesse mani mi è dato fare tutto. Grazie per farmi sentire possente, onnipotente, con una cassetta degli attrezzi in mano. Perché una donna non potrà mai capire cosa significa misurare la propria intelligenza emotiva con la riparazione di un difetto meccanico. Di quanto il nostro smisurato ego sia capace di imbersi nel sudore della fronte, quando a guidarci è la forza conturbante di un trapano di precisione.
Anche oggi, Signore, ho potuto provare il mio dominio testosteronico aggiustando le rotelle della bici di mio figlio. Perché tu che sai tutto, sai anche che mi sono state vendute delle rotelle monche e che, anziché bestemmiarti, ho richiamato a me tutte le virtù che hai voluto elargirci, e sono andato dal ferramenta a comprare una punta per alluminio. Con quella stessa punta, Signore, accovacciato nell’androne di casa e guidato dalla tua mano, ho fatto appello a tutto il sapere della genealogia di Adamo e ho bucato il ferro. Il ferro, Signore! E ora, come in un miracolo delle Scritture, la bici di mio figlio ha le sue rotelle. Acciocché anche lui un giorno sappia che è così che un uomo potrà sempre trovare il proprio posto nel mondo.
Un uomo, anche oggi. Anche oggi sul tetto del mondo. Anche oggi forte dell’aver contribuito a mantenere il punto sugli equilibri che dominano l’universo. Anche oggi risparmiato dal pormi domande alle quali, comunque, non avrei potuto trovare risposte che non fossero di natura pratica.
Hallelujah! O come disse il Maestro Storti nella sua infinita saggezza: “Chi sa fare sa capire.” Sì. Chi sa fare. Sa capire.
Amen.
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