Volevo la lepre

Sono abbastanza sicuro che alcuni (molti) fossero lì soltanto per rimorchiare. Poco male, figuriamoci, ma l’ho notato. D’altronde non so quanta gente sposata con figli faccia questa cosa che li fa sparire per buona parte del sabato mattina. E poi la socialità sembrerebbe rappresentare, a ragion veduta, uno dei motivi principali per i quali si partecipa. Altrimenti non si chiamerebbe “Social Run”.
Diciamo che io gli avevo dato un’altra lettura. E in quel contesto ci avevo visto bene.

Io volevo la lepre. La lepre nella corsa é un corridore guida. Serve per accodarsi a qualcuno che tenga costanza di passo e che sappia dove andare. Due elementi che altrimenti mi attivano il cervello nella solitudine delle mie corse e che, invece, ogni tanto é bello spegnere. É bello spegnere se non ci fosse l’inconveniente della socialità, che con la corsa - continuo a pensare - c’entra come i cavoli a merenda.

D’accordo che il passo non era particolarmente veloce - anzi - ma fare amicizia mi pare eccessivo. Comunque, tra le altre cose, ci sarebbero sei gradi sotto lo zero. Non voglio essere cinico, mi ha fatto piacere incontrare coso e cosino, ma forse sarebbe stato meglio aspettare di ritornare al negozio per parlare?

E poi i semafori. Io quando corro non mi fermo ai semafori. Il sabato mattina non passa nessuno e comunque sui vialoni sovietici di Berlino le macchine le vedi arrivare a un chilometro di distanza. Ma niente, lo capisco, siamo in venti, la lepre si ferma. Fermiamo tutti gli orologi, PARLIAMO, riavviamo gli orologi. Un calvario.

Insomma, volevo la lepre e l’ho avuta. È stata, parafrasando, una cosa divertente che non so se rifarò. Per quanto sia bello scrollarsi di dosso un po’ di spocchia. O almeno provarci.

E comunque con me non ci ha broccolato nessuno. Sarà il mio berretto.

parole: 301

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