Without you

Lo spettacolo era molto bello e partecipato dal pubblico.
Non mi capita davvero mai di ripensare alla mia vecchia vita. Non ne ho l’occasione.
Molto raramente però mi appare alle spalle, in punta dei piedi, e mi scivola lungo la schiena. Succede con certi odori, certe parole, certe canzoni. Una su tutte: Without You di Harry Nilsson.

Gibellina, probabilmente tredici anni fa. Un caldo atroce. Sono appena uscito di scena e sudo da strizzare la camicia. Ho numerosi chili di troppo addosso, il mestiere non si addice a uno stile di vita sregolato e infelice, tra l’affanno da fumatore e un alcolismo strisciante. Però sono giovane, fondamentalmente me ne frego e vivo secondo la massima bukowskiana “Trova ciò che ami e lascia che ti uccida.” E va più che bene così.

Le luci si abbassano, cambio scena, entra Mauro, lo osservo dalla quinta. Amo il finale. È un monologo grottesco, di una volgarità inaudita, divertentissimo. Eravamo preoccupati che il pubblico conservatore siciliano potesse darci fuoco, invece son lì tutti quanti a ridersela.

Mauro é bravo, ce l’ha nelle sue corde questo monologo, ci gioca, cambia ogni sera qualcosina, lo fa vibrare.

Io respiro l’aria secca e dolce, mentre sento il sudore rapprendersi sulla pelle. Sono minuti di piacere, quelli in cui sei uscito di scena per l’ultima volta e puoi goderti lo spettacolo da una posizione privilegiata. Ultime battute, le luci si abbassano e un video pornografico viene proiettato su tutta la scena mentre Mauro spara le ultime cartucce, cambiando drasticamente registro dal comico al drammatico.

Primo giro di pianoforte, Mauro sa che ha i secondi contati prima dell’attacco vocale, ma sa come prendersi il giusto tempo.

Battuta. Stacco. Without You. Ed é così bello che il pubblico ancora per un attimo si dimentica di applaudire. E io pure. Non è nostalgia. É il ricordo di un periodo della mia vita in cui credevo che lo spettacolo fosse la mia vita e invece era il contrario.

Rimangono questi sprazzi, questi agguati fugaci. Tre minuti e ventuno secondi, per la precisione. Me li faccio bastare finché durano.

parole: 346

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Avanti

Nachf.