Mini è il Kiez
Scrivevo qualche tempo fa della Tinker Box nel parco sotto casa. Uno scrigno appeso a un lampione in cui qualche bimbo aveva organizzato uno scambio di ninnoli. Beh, non c’è più. Non credo abbia importanza, difficilmente sarebbe rimasto lì per sempre. Ma il senso di libertà, di fiducia, di spensieratezza che quell’armadietto di plastica infondeva ai giardinetti era davvero commovente.
Se la Tinker Box mi aveva colpito, sbattere la testa in un mercatino delle pulci pensile mi ha fatto raggiungere un nuovo livello di sbalordimento.
Un cestino, delle dimensioni di un melone, appeso a un filo. Il balcone al primo piano, sporto sul marciapiede come un bambino curioso. Gingilli di carta, figurine, le creazioni di una piccola persona che sicuramente sta trascorrendo la giornata appostata alla finestra, magari col binocolo, ad osservare le persone che - come me - si sono fermate a contemplare questo piccolo miracolo urbano di sua creazione.
“Mini mercatino delle pulci”. Voilà. Con tanto di portamonete per le donazioni.
Non smette di colpirmi la dimensione rionale che il Kiez mantiene a Berlino: non circondari, non quartieri, nemmeno isolati. Forse il termine più corretto è “vicinato”. Il Kiez (locuzione esclusivamente berlinese) è un'area circoscritta, vissuta come un piccolo villaggio, dove gli abitanti condividono un forte senso di appartenenza e di socialità. Prima della 15-minute-city parigina, c’è ancora un territorio invisibile alle mappe che il berlinese disegna intorno a sé. Dove ai bambini è ancora concesso sognare. E appendere il loro mercatino dal balcone.
Non ci diventeranno ricchi. Ma i sogni, si sa, non costano nulla. Ancora.
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